martedì 8 gennaio 2013

Creare uno scoiattolo peluche da un vecchio guanto

A chi non è mai capitato di ritrovarsi con un guanto spaiato?! I guanti sono peggio dei calzini... e tra cambi di stagione, perdite dovute alla sbadataggine o semplicemente eccessiva usura, può capitare di ritrovarsi con un solo guanto, che rischia di essere buttato o dimenticato sul fondo di qualche cassetto...

La soluzione in questo caso è: riciclo creativo! Un artigiano che vive a Tokyo, Miyako Kanamori, ha scritto un libro che si intitola "Happy Gloves: Charming Softy Friends Made from Colorful Gloves". Grazie alle sue istruzioni, i guanti soli soletti finalmente potranno essere utilizzati per fare dei bellissimi peluche!


Ecco qui le istruzioni (sono in inglese, ma con i disegni sono comprensibilissime):





   

          

          

          

             

mercoledì 28 novembre 2012

Pamukkale, il "castello di cotone"


Per vedere Pamukkale, un capolavoro che solo la natura poteva disegnare in maniera così perfetta, dovete recarvi in Turchia e più precisamente nella provincia di Denizli (Anatolia sud-occidentale).

Dichiarato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1988, Pammukale rappresenta uno degli scenari più straordinari al mondo, dove la natura è riuscita a scolpire nel calcare delle suggestive terrazze marmoree che sembrano essere ricoperte da un sottile e soffice strato di zucchero, neve o - proprio come richiama il nome - candido cotone.

Le sedimentazioni calcaree che nei secoli hanno dato vita a questa incredibile scultura naturale, provengono dai corsi d’acqua (alcuni dei quali caldi) che sgorgano dalle montagne circostanti.
In questo lembo di terra caratterizzato da un clima tipicamente continentale è possibile passeggiare e fare il bagno a 36°C anche in pieno inverno, muniti magari di un paio di calzini di cotone per evitare di scottarsi i piedi a contatto con le calde rocce bianche.

L'antico centro abitato di Hierapolis, costruito sulla sommità del "castello di cotone" si trova a circa 20 km dal sito naturale ed è meta ogni anno di fitti pellegrinaggi di turisti provenienti da tutto il mondo, attirati dalla singolare bellezza di questo angolo di paradiso sperduto tra le vette dei monti turchi.
La vasta area di Pammukale è ricca di fonti termali la cui acqua è satura di ioni, calcio e anidride carbonica. E sono proprio i fiotti dell’acqua sorgiva a creare le particolari "cascate di ghiaccio" che tanto affascinano i visitatori del sito.

Nel tardo ventesimo secolo il delicato ecosistema di Pamukkale stava per essere danneggiato, dato che alcuni hotel furono costruiti sopra al sito, distruggendo parte delle rovine di Hierapolis.
L'acqua calda fu incanalata allo scopo di riempire le piscine artificiali degli alberghi e gli scarichi di queste ultime per anni riversarono le acque reflue direttamente sul sito contribuendo in maniera determinante all'inscurimento delle vasche calcaree.
Fu anche costruita una strada asfaltata in mezzo al sito per permettere ai visitatori di raggiungere la parte alta della formazione in bici, moto o a piedi. Inoltre fu concesso a questi ultimi di lavarsi all'interno delle vasche calcaree utilizzando detergenti di natura industriale aggravando ulteriormente il problema.

A seguito di questi danni, l'UNESCO è intervenuta, predisponendo un piano di recupero nel tentativo di invertire il processo di inscurimento: gli hotel furono demoliti e la strada coperta da piscine artificiali, che sono tuttora accessibili - a differenza del resto - dai turisti a piedi nudi. Una piccola trincea è stata scavata lungo il bordo, al fine di recuperare l'acqua ed evitarne la dispersione. Le acque termali vengono ora incanalate ed erogate in maniera controllata, così da evitare lo sgretolamento dei sedimenti di carbonato di calcio, che donano alle rocce l’inconfondibile candore.
Grazie a questi interventi il luogo sta lentamente riprendendo il suo naturale colore bianco.

giovedì 22 novembre 2012

La teoria di Gandhi applicata all’eco-sostenibilità


La vita e il pensiero di Gandhi sono stati d’ispirazione per molte generazioni di attivisti sociali e ambientalisti. Di grande ispirazione è stato anche lo Swadeshi, il suo programma economico.

Un testo che, a distanza di ormai un secolo, è più che mai attuale; tratta temi significativi, ancora oggi oggetto di discussione: la decrescita felice, la protezione della natura e la scelta vegetariana (Rifkin).

Attraverso le sue citazioni possiamo avere un'idea di quello che pensava Gandhi.

«Al mondo c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non l’avidità di tutti».
L’espansione economica su scala globale mira al profitto individuale e corporativo. Al contrario, l’economia su scala locale promossa da Gandhi è interessata al benessere comunitario, incoraggia l’eco-sostenibilità, il rispetto per risorse naturali ed esseri viventi.

«La differenza tra ciò che facciamo e ciò che siamo capaci di fare sarebbe sufficiente a risolvere la maggior parte dei problemi del mondo».
Ciò vale sia per gli individui sia per le nazioni, le quali oggi hanno il know-how necessario per investire in modelli sostenibili. Invece scelgono di rincorrere un’economia ormai logora, bloccata a dei modelli superati.

Qualcuno chiese a Gandhi: «Che cosa pensa della civiltà occidentale?». Lui rispose: «Se ci fosse, non sarebbe una cattiva idea».
Gandhi non poteva concepire come civile una società in cui i lavoratori lavoravano senza diritti, gli animali erano sottoposti a vivisezione o trattati con crudeltà negli allevamenti e in cui l’attività economica portava inevitabilmente alla devastazione ecologica.

Se potesse vedere il mondo ora, cosa direbbe?!

martedì 6 novembre 2012

Caffè nell'oceano



Secondo uno nuovo studio del National Geographic, le acque dell’Oceano Pacifico, in corrispondenza della zona costiera su cui si affaccia lo stato dell’Oregon, sarebbero interessate da un’anomala forma di inquinamento: la caffeina.

Gli esperti sostengono che i valori sono piuttosto ridotti ma non così bassi da escludere possibili danni all’ambiente o alle specie marine.
Secondo i dati relativi alla concentrazione di caffeina di quelle acque, nelle aree in cui era stato ipotizzato un maggiore inquinamento, le quantità di caffeina rilevate sono risultate pari a 44,7 nanogrammi per litro, mentre in aree costiere considerate a minor rischio, sarebbero state rilevate concentrazioni di caffeina pari a circa 8,5 ng/litro.

Si pensa che le discrepanze tra le varie concentrazioni individuate, possano derivare dai differenti sistemi di depurazione delle acque di scarico.

Nel caso di sistemi più efficienti, le concentrazioni di caffeina sarebbero dunque inferiori. Quella che finora si era pensato fosse solo una leggenda metropolitana statunitense secondo cui gli abitanti dell’Oregon siano tra i maggiori consumatori di caffé al mondo, potrebbe dunque spiegare finalmente quello che gli studiosi avevano da tempo ipotizzato, cioè la possibilità della presenza di sostanze come la caffeina nelle acque oceaniche, ottenendo risultati a volte superiori alle loro aspettative.

Attualmente non c’è nessun rischio per l’uomo, perfino presso la foce di alcuni fiumi dell’Oregon che si gettano nel Pacifico, nonstante qui il livello sia di ben 152.2 ng/l, e non sembra che ci sia corrispondenza tra densità della popolazione e origine dell’inquinamento.

L’impatto di questa inconsueta forma d’inquinamento sull’eco-sistema oceanico dovrà dunque essere approfondito, per comprendere se, ad esempio, possa causare problemi di riproduzione o malformazioni nelle specie acquatiche.

Lo studio riguardante la concentrazione di caffeina nella acque oceaniche statunitensi è stato pubblicato sulle pagine del Marine Pollution Bulletin con il titolo di "Occurrence and concentration of caffeine in Oregon coastal waters".

Fonte: tuttogreen.it

mercoledì 24 ottobre 2012

Idee green per Halloween



Halloween è alle porte e benché non tutti dedichino a questa ricorrenza anglosassone festeggiamenti particolari, la parola d’ordine è riciclare in maniera fantasiosa.
Dando un’occhiata nelle nostre cantine, nei cassetti o negli sgabuzzini, è molto probabile che scoverete moltissimo materiale (scatole, cartone, bottiglie di plastica e altri oggetti in disuso) utile per realizzare le nostre idee.

Se avete del cartoncino (meglio se nero) potreste utilizzarlo per decorare la porta di casa, disegnando dei pipistrelli di varie misure e ritagliando le sagome in modo da creare un piccolo stormo da esporre proprio sull’uscio. Colorate con il pennarello nero i vostri pipistrelli, attaccate degli occhietti in rilievo con la pupilla che si muove se volete dare l’effetto "paura" e metteteli sulla porta: ecco a voi un addobbo semplice da realizzare, divertente e di grande effetto! Potete anche appenderli a dei fili per farne un mobile, utilizzando un ramo dipinto di nero, ad esempio.

I tappi delle bottiglie, invece, sono perfetti per realizzare delle piccole zucche di Halloween da usare come decorazioni della tavola. Vi servirà della ciniglia verde (o del cotone o del velluto verde) da incollare sul retro di ogni tappo in modo che assomigli al ciuffo dell’ortaggio. Completate il vostro piccolo capolavoro dipingendo di arancione il tappo e disegnate con un pennarello nero occhi e bocca.

Volete sorprendere grandi e piccini con dei mostri ‘paurosi’? Se avete contenitori in plastica per detersivi o bottiglie vuote potreste trasformarli in fantasmini luminosi ponendo una piccola candela al loro interno. Tagliate la parte superiore dei contenitori e rivestiteli con uno strato di carta crespa bianca. Se volete, colorateli di arancio o giallo con degli acquarelli. Il tempo che la carta asciughi e potete finire l’opera disegnando occhi e bocca del vostro mostriciattolo.

Oppure potete usare dei palloncini arancioni e disegnare delle bocche nere ed occhi da mostro. Appesi sulla tavola potranno decorare gli snack della vostra festa di Halloween. Oppure potete inserire in palloncini bianchi dei lumini a lunga durata: garantito l’effettaccio a luci spente…

E se per la notte delle streghe e dei fantasmi avete intenzione di stupire tutti con un costume in perfetto stile "notte delle streghe", niente di meglio che confezionarlo con le vostre mani utilizzando ancora una volta la tecnica del riciclo creativo. Vecchie lenzuola, abiti infeltriti, tende in disuso, scarpe e ciabatte rotte possono diventare perfetti costumi e travestimenti da fantasma, vampiro o zombie con un tocco di colore e tanta fantasia.

Utilizzare colori ad acqua naturali per colorare i vostri abiti o coloranti vegetali e creme protettive per realizzare il make up tenendo bene a mente che il perfetto pallore da vampiro è facilmente ottenibile infarinando per bene il viso!

E per un Halloween davvero ecologico non poteva mancare un ultimo suggerimento sul simbolo assoluto di questa festività: la zucca. Se avete intenzione di decorarne una, dopo averla scavata non gettate via la polpa estratta per far posto alla candela, ma utilizzatela in qualche ricetta gustosa (zuppa di zucca, arrostita con il miele, fritta con il rosmarino…).

E dopo i festeggiamenti la vostra zucca potrà essere trasformata in fioriera o simpatico porta oggetti per la camera dei vostri bimbi. Buon divertimento!

Qui potete trovare tutte le idee e qui altri suggerimenti per un Halloween eco-sostenibile


Fonte: tuttogreen.it

giovedì 18 ottobre 2012

Firefly Led, la lampadina ecosostenibile dalle prestazioni eccezionali



Non dover più cambiare la lampadina della stanza per i prossimi 40 anni e non dover più svitare, in caso si fulmini, l’intera lampadina, ma solo una piccola aletta di Led? Potrebbe sembrare fantascienza ma la lampadina delle meraviglie è già sul mercato, si chiama Firefly Led ed è prodotto da un’azienda di Austin, in Texas. Si tratta di una lampadina a LED dalle prestazioni eccezionali in termini di efficienza e durata.

Al posto di quelle a incandescenza, o anche di quelle a risparmio energetico, usando la lampadina Firefly Led si avranno tagli fino al 90% sui costi dell’elettricità per illuminare la casa.
C’è un’intera gamma di lampadine “smart Led” che possono sostituire direttamente, senza adattatori, le vecchie lampadine a bulbo sia in casa che in spazi pubblici, negozi e uffici.
La caratteristica principale di questi bulbi, sta nella possibilità di continuare a funzionare molto più a lungo dei LED tradizionali in quanto dispongono di un dissipatore di calore che ne riduce la temperatura anche del 32%, prolungandone la vita fino a 40 anni.

Tutti i modelli della gamma Firefly permettono, quando è necessario, la sola sostituzione del piccolo LED contenuto nella lampadina, riducono i costi, ma anche la quantità di materiale da smaltire o avviare a recupero.

Inoltre la lampadina consente una variazione dell’intensità luminosa attraverso i varia luce, cosa impossibile oggi con le lampadine a risparmio energetico.
Il costo dei diversi modelli parte da 35 dollari, certo non si può dire che il prezzo sia economico per una lampadina, ma l’azienda assicura che bastano pochi mesi per ammortizzare l’investimento. Per le sue caratteristiche longeve, la lampadina Fireflypotrebbe essere un ottimo investimento sia per l’illuminazione domestica che per gli ambienti commerciali.

martedì 9 ottobre 2012

Fuchsia o Fucsia

Rieccomi dopo un'assenza forzata a causa di alcuni problemi col pc...

Oggi vi parlerò di una pianta che a me personalmente piace moltissimo: la Fuchsia, meglio conosciuta come Fucsia.
 


Generalità
La Fuchsia è un arbusto a foglie caduche, con rami ricadenti e foglie verde bottiglia, con margini interi o dentellati. I fiori sono penduli e crescono solitari o riuniti in infiorescenze, sono molto particolari perchè sono formati da un calice e da una corolla che spesso hanno colori differenti.
Sono piante in genere a fioritura estiva ed il frutto è una bacca di colore rosso o nero; nelle regioni a clima mite possono essere coltivate in piena terra, mentre in zone a inverno più rigido devono essere riparate e portate all'esterno solo nella bella stagione.
Le specie conosciute nel nostro paese si mantengono di dimensioni vicine ai 25-40 cm e vengono coltivate in vasi, anche se le specie rustiche possono raggiungere i 100-150 cm; in natura si sviluppano fino a 2-3 m di altezza.

Esposizione
La Fuchsia vive bene in posizioni fresche, in mezz'ombra luminosa, al riparo dalla luce diretta del sole. Le esposizioni migliori sono a nord nei paesi caldi e a nord-est o nord-ovest nei paesi freschi.
Non tollera in caldo intenso e il vento asciutto.

Coltivazione
Durante il periodo primaverile-estivo va annaffiata regolarmente in modo che il substrato sia mantenuto umido ma ben drenato mentre durante il periodo invernale si annaffia quanto basta per non fare seccare il terriccio.
Dato che la pianta ama l'umidità, durante la stagione calda è bene nebulizzare regolarmente la chioma, la mattina presto.
Predilige i substrati acidi, torbosi, fertili, non calcarei.

Concimazione
Usate un concime liquido, per acidofile, diluito nell'acqua di irrigazione ogni due settimane durante il periodo di crescita attiva della pianta (primavera-estate) diminuendo leggermente le dosi rispetto a quanto riportato nella confezione.
E' opportuno usare un concime che oltre ad avere i macroelementi quali Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K) abbia anche i "microelementi" quali il Ferro (Fe), il Manganese (Mn), il Rame (Cu), lo Zinco (Zn), il Boro (B), il Molibdeno (Mo), tutti importanti per una corretta crescita della pianta.
Durante tutto il periodo autunno-invernale le concimazioni vanno sospese in quanto la pianta entra in riposo vegetativo per cui non sarebbe in grado di utilizzare il fertilizzante.

Malattie e altri problemi
Gli afidi attaccano fusti e foglie, stimolando la pianta a produrre sostanze zuccherine che attirano le formiche e rendono la pianta soggetta ad attacchi di muffe e fumaggini, rendendola appiccicosa e fuligginosa.
Il ragnetto rosso delle serre si insedia sulla pagina inferiore delle foglie e determina la comparsa di piccole macchie bianche o giallastre e, successivamente, la clorosi e il prematuro disseccamento delle foglie. Si diffonde in ambienti secchi e caldi; si previene mantenendo un elevato tasso di umidità ambientale.
L'aleurotide è un piccolo parassita che attacca la pagina inferiore delle foglie; le piante ingialliscono e deperiscono. Si riconosce facilmente per la “nuvola bianca” che si leva, in seguito allo scuotimento delle piante colpite.
Tutti questi problemi di combattono con i prodotti specifici.

Curiostità
Il nome del genere "Fuchsia" deriva da Leonhart Fuchs (17 Gennaio 1501 - 10 maggio 1566), un medico tedesco autore di diversi trattati di botanica.

La pianta è stata introdotta in Europa dall'America centrale alla fine del 1600, da Charles Plumier (20 aprile 1646 – 20 novembre 1704) un frate francescano francese al quale si deve anche l'importazione della begonia.