Vivere ogni giorno eticamente per salvaguardare il nostro Pianeta. Si parlerà di energie alternative, riciclo creativo, risparmio energetico... e chi più ne ha più ne metta...
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domenica 20 gennaio 2013
9 miliardi di posti a tavola
È il titolo del volume realizzato da Lester R. Brown e dal suo gruppo di ricerca "Earth Policy Institute". Questo libro nasce con l’obiettivo di denunciare e far conoscere al mondo il fenomeno del land grabbing, ovvero la tendenza di molte nazioni ad accaparrarsi terre coltivabili e risorse idriche in altri paesi per dare impulso alle proprie economie.
Un fenomeno che sta comportando la diffusione di un modello di agricoltura globale decisamente distruttivo, in cui il consumo del suolo e delle risorse ad esso annesse è giustificato dal bisogno di nutrire una popolazione mondiale in costante aumento.
Proprio il cibo, al pari del petrolio, sta diventando un bene strategico in chiave geopolitica e un fattore di forte instabilità poiché fomenta l’interesse di molti paesi a conquistare quante più terre coltivabili possibili per controllare il consumo alimentare dell’intero pianeta.
Le ricadute di questo comportamento in chiave ambientale sono un vertiginoso aumento del fenomeno dell’erosione, l’impoverimento dei terreni dedicati alle coltivazioni intensive (soprattutto di cereali e legumi) e lo svuotamento delle falde acquifere; per non parlare delle conseguenze in termini economici sui prezzi dei generi alimentari di prima necessità il cui aumento è già sotto gli occhi di tutti.
Lo scopo di questo libro consiste nell’aiutare gli esseri umani a prendere coscienza che il tempo a nostra disposizione per invertire la tendenza sta per scadere. Cibo = petrolio, appunto, e terra= oro: una realtà che l’autore del libro vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale per salvare la civiltà moderna e indicare ai politici del terra la strada più agevole per uscire da questa pericolosa equazione.
Fonte: tuttogreen.it
giovedì 22 novembre 2012
La teoria di Gandhi applicata all’eco-sostenibilità
Un testo che, a distanza di ormai un secolo, è più che mai attuale; tratta temi significativi, ancora oggi oggetto di discussione: la decrescita felice, la protezione della natura e la scelta vegetariana (Rifkin).
Attraverso le sue citazioni possiamo avere un'idea di quello che pensava Gandhi.
«Al mondo c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non l’avidità di tutti».
L’espansione economica su scala globale mira al profitto individuale e corporativo. Al contrario, l’economia su scala locale promossa da Gandhi è interessata al benessere comunitario, incoraggia l’eco-sostenibilità, il rispetto per risorse naturali ed esseri viventi.
«La differenza tra ciò che facciamo e ciò che siamo capaci di fare sarebbe sufficiente a risolvere la maggior parte dei problemi del mondo».
«La differenza tra ciò che facciamo e ciò che siamo capaci di fare sarebbe sufficiente a risolvere la maggior parte dei problemi del mondo».
Ciò vale sia per gli individui sia per le nazioni, le quali oggi hanno il know-how necessario per investire in modelli sostenibili. Invece scelgono di rincorrere un’economia ormai logora, bloccata a dei modelli superati.
Qualcuno chiese a Gandhi: «Che cosa pensa della civiltà occidentale?». Lui rispose: «Se ci fosse, non sarebbe una cattiva idea».
Qualcuno chiese a Gandhi: «Che cosa pensa della civiltà occidentale?». Lui rispose: «Se ci fosse, non sarebbe una cattiva idea».
Gandhi non poteva concepire come civile una società in cui i lavoratori lavoravano senza diritti, gli animali erano sottoposti a vivisezione o trattati con crudeltà negli allevamenti e in cui l’attività economica portava inevitabilmente alla devastazione ecologica.
Se potesse vedere il mondo ora, cosa direbbe?!
Se potesse vedere il mondo ora, cosa direbbe?!
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martedì 18 settembre 2012
Biomasse dal formaggio: succede in Lombardia
Dai rifiuti degli allevamenti e dei caseifici sorgerà un impianto per produrre energia pulita. Entro la metà del 2013 il progetto entrerà in funzione a Borgorforte, nella bassa mantovana, e vedrà la partecipazione della Regione Lombardia.
Dal Pirellone arriveranno 3 milioni di euro, destinati per un’infrastruttura dall’ottimo potenziale: si stima una produzione di energia elettrica pari a circa 7 milioni e 800mila kWh all’anno, da immettere nella rete di trasmissione nazionale. I liquami zootecnici arriveranno da circa 15 aziende del territorio, e saranno trasporti su gomma, ma anche attraverso tubature interrate.
Entusuasta il commento di Marcello Raimondi, assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti: “Un progetto all’avanguardia, che coinvolge una delle zone agricole più produttive della Lombardia, una delle poche aree dove vengono prodotti sia il Parmigiano Reggiano sia il Grana Padano, eccellenze di un territorio che abbiamo il dovere e l’orgoglio di sostenere, anche a fronte del terremoto, di cui è stato vittima pochi mesi fa”.
Sostenere e risollevare un’area colpita dagli eventi sismici, garantire risparmi economici, nel contempo risolvere i problemidi smaltimento del comparto zootecnico.
Sono questi gli obiettivi della centrale, che sfrutterà fonti rinnovabili per produrre energia, nel contempo abbattendo del 90% le emissioni di azoto nell’aria. Decisamente una buona prospettiva.
Fonte: Tuttogreen
Dal Pirellone arriveranno 3 milioni di euro, destinati per un’infrastruttura dall’ottimo potenziale: si stima una produzione di energia elettrica pari a circa 7 milioni e 800mila kWh all’anno, da immettere nella rete di trasmissione nazionale. I liquami zootecnici arriveranno da circa 15 aziende del territorio, e saranno trasporti su gomma, ma anche attraverso tubature interrate.
Entusuasta il commento di Marcello Raimondi, assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti: “Un progetto all’avanguardia, che coinvolge una delle zone agricole più produttive della Lombardia, una delle poche aree dove vengono prodotti sia il Parmigiano Reggiano sia il Grana Padano, eccellenze di un territorio che abbiamo il dovere e l’orgoglio di sostenere, anche a fronte del terremoto, di cui è stato vittima pochi mesi fa”.
Sostenere e risollevare un’area colpita dagli eventi sismici, garantire risparmi economici, nel contempo risolvere i problemidi smaltimento del comparto zootecnico.
Sono questi gli obiettivi della centrale, che sfrutterà fonti rinnovabili per produrre energia, nel contempo abbattendo del 90% le emissioni di azoto nell’aria. Decisamente una buona prospettiva.
Fonte: Tuttogreen
giovedì 13 settembre 2012
2050, tutti vegetariani per il bene dell'umanità!
Entro quarant'anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.
La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.
Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.
Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare? La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.
Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.
Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.
Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani. Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.
Fonte: Repubblica.it
La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.
Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.
Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare? La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.
Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.
Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.
Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani. Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.
Fonte: Repubblica.it
venerdì 20 luglio 2012
Vivere in cinque con 5 euro al giorno?!
È possibile! Ci è riuscita Stefania Rossini, 37 anni, tre figli e un marito operaio.
La giovane blogger, un esempio di vita, ha fatto di necessità virtù. Il suo racconto, tra difficoltà e creatività, è diventato anche un libro di buoni consigli e di ritorno a origini e valori dimenticati.
Vivere in 5 con 5 euro al giorno. Per risparmiare in tempo di crisi ma, soprattutto, per adottare uno stile di vita sano, attento all’ambiente e alla salute.
Stefania Rossini, 37enne, sposata e mamma di tre bambini, dimostra che è possibile. Il suo segreto? Fare di necessità virtù. E la sua filosofia è diventata il titolo di un libro: “Vivere in 5 con 5 euro al giorno”, appunto, edizioni L’Età dell’Acquario.
Originaria della provincia di Cremona, fino a due anni fa era impiegata part-time in un supermercato, ma ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. A quel punto, pagare il mutuo della casa (a Pontevico, vicino Brescia) e andare avanti con il solo stipendio del marito, un operaio metalmeccanico, sembrava un’impresa titanica. Lei però non si è abbattuta, anzi: ha deciso di ridurre le spese mettendo in tavola il cibo coltivato nell’orto e realizzando da sola un sacco di prodotti e accessori, dai saponi ai detergenti per la casa, dai vestiti alle borse agli orecchini. “Una riscoperta del saper fare”, spiega Stefania, che si ispira alla vita dei nostri nonni e bisnonni. “Non si tratta di mero risparmio – aggiunge, mentre con una mano regge il telefono e con l’altra prepara la merenda per i suoi piccoli di 10, 5 e 3 anni – ma di un vero e proprio stile di vita, un fatto etico e sociale”. I 5 euro non sono mai stati un obiettivo da raggiungere ma un risultato arrivato naturalmente, vivendo senza sprechi. E una precisazione è d’obbligo, per zittire gli scettici: la cifra non comprende il mutuo, la benzina e le bollette.
“Sono partita da zero, aprendo un blog (http://natural-mente-stefy.blogspot.it/) lo scorso agosto per raccogliere tutti i consigli, le ricette e le procedure per realizzare saponi e non solo. In tanti mi chiedevano come fare e ho deciso di condividere tutto in rete”, continua. È stato il primo passo. La cosa più difficile? “Fare il sapone. Ma basta solo un po’ di esperienza e di accortezza, perché bisogna maneggiare la soda caustica”.
Sul sito si trovano consigli per creare eco-cosmetici, riciclare gli oggetti, realizzare vestiti a mano, bigiotteria, detersivi per piatti, colla ecologica, deodoranti, gelato senza gelatiera, talco, tappeti e tanto altro. “Abbiamo anche riscoperto il baratto e la condivisione con altre famiglie”, aggiunge Stefania. E alle giovani coppie, che oggi rimandano il matrimonio per problemi di soldi, offre la sua saggezza: “Basta volersi bene. L’importante è valorizzare il cuore e non la merce. Mi piange il cuore quando dei giovani rinunciano a stare insieme perché vittime del circolo vizioso di questa economia”, che mette al centro il consumismo. “Noi abbiamo tutto. In primis la salute e l’amore, che non si possono comprare”, sottolinea la donna. Soprattutto, non bisogna avere paura perché “una volta sperimentato questo nuovo mondo, la mente si apre ad un punto tale che nulla poi risulta strano”.
Parola di Stefania.
Fonte: http://www.ilvostro.it/sociale
La giovane blogger, un esempio di vita, ha fatto di necessità virtù. Il suo racconto, tra difficoltà e creatività, è diventato anche un libro di buoni consigli e di ritorno a origini e valori dimenticati.
Vivere in 5 con 5 euro al giorno. Per risparmiare in tempo di crisi ma, soprattutto, per adottare uno stile di vita sano, attento all’ambiente e alla salute.
Stefania Rossini, 37enne, sposata e mamma di tre bambini, dimostra che è possibile. Il suo segreto? Fare di necessità virtù. E la sua filosofia è diventata il titolo di un libro: “Vivere in 5 con 5 euro al giorno”, appunto, edizioni L’Età dell’Acquario.
Originaria della provincia di Cremona, fino a due anni fa era impiegata part-time in un supermercato, ma ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. A quel punto, pagare il mutuo della casa (a Pontevico, vicino Brescia) e andare avanti con il solo stipendio del marito, un operaio metalmeccanico, sembrava un’impresa titanica. Lei però non si è abbattuta, anzi: ha deciso di ridurre le spese mettendo in tavola il cibo coltivato nell’orto e realizzando da sola un sacco di prodotti e accessori, dai saponi ai detergenti per la casa, dai vestiti alle borse agli orecchini. “Una riscoperta del saper fare”, spiega Stefania, che si ispira alla vita dei nostri nonni e bisnonni. “Non si tratta di mero risparmio – aggiunge, mentre con una mano regge il telefono e con l’altra prepara la merenda per i suoi piccoli di 10, 5 e 3 anni – ma di un vero e proprio stile di vita, un fatto etico e sociale”. I 5 euro non sono mai stati un obiettivo da raggiungere ma un risultato arrivato naturalmente, vivendo senza sprechi. E una precisazione è d’obbligo, per zittire gli scettici: la cifra non comprende il mutuo, la benzina e le bollette.
“Sono partita da zero, aprendo un blog (http://natural-mente-stefy.blogspot.it/) lo scorso agosto per raccogliere tutti i consigli, le ricette e le procedure per realizzare saponi e non solo. In tanti mi chiedevano come fare e ho deciso di condividere tutto in rete”, continua. È stato il primo passo. La cosa più difficile? “Fare il sapone. Ma basta solo un po’ di esperienza e di accortezza, perché bisogna maneggiare la soda caustica”.
Sul sito si trovano consigli per creare eco-cosmetici, riciclare gli oggetti, realizzare vestiti a mano, bigiotteria, detersivi per piatti, colla ecologica, deodoranti, gelato senza gelatiera, talco, tappeti e tanto altro. “Abbiamo anche riscoperto il baratto e la condivisione con altre famiglie”, aggiunge Stefania. E alle giovani coppie, che oggi rimandano il matrimonio per problemi di soldi, offre la sua saggezza: “Basta volersi bene. L’importante è valorizzare il cuore e non la merce. Mi piange il cuore quando dei giovani rinunciano a stare insieme perché vittime del circolo vizioso di questa economia”, che mette al centro il consumismo. “Noi abbiamo tutto. In primis la salute e l’amore, che non si possono comprare”, sottolinea la donna. Soprattutto, non bisogna avere paura perché “una volta sperimentato questo nuovo mondo, la mente si apre ad un punto tale che nulla poi risulta strano”.
Parola di Stefania.
Fonte: http://www.ilvostro.it/sociale
sabato 14 luglio 2012
Eco Bath System: come risparmiare fino al 50% di acqua in bagno
Parliamo ancora di risparmio idrico... L'invenzione di oggi è di Jang Wooseok, giovane designer coreano, che ha creato un sistema di recupero dell’acqua a mio parere geniale.
Lavandosi le mani si contribuisce alla pulizia del water, così l'Eco Bath concept usa il 50% di acqua riciclata e il 50% di acqua pulita.
Nelle seguenti foto potete vedere un po' come funziona. Facile, no?!
Articolo originale: Eco Bath System
Lavandosi le mani si contribuisce alla pulizia del water, così l'Eco Bath concept usa il 50% di acqua riciclata e il 50% di acqua pulita.
Nelle seguenti foto potete vedere un po' come funziona. Facile, no?!
Articolo originale: Eco Bath System
giovedì 21 giugno 2012
Il ciotolo che aiuta a risparmiare acqua
Si chiama Waterpebble e ricorda nelle dimensioni e nella forma un piccolo sasso, si installa facilmente vicino al sifone di scarico della doccia o della vasca ed è dotato di micro led che si colorano gradualmente come un semaforo, passando dal verde al rosso. Il meccanismo di funzionamento dell’apparecchio consente di ridurre mediamente di sei minuti l’utilizzo della doccia risparmiando, oltre all’acqua, anche l’energia necessaria a riscaldarla.
Il dispositivo, progettato dal designer industriale Paul Priestman, è basato sul calcolo della quantità di acqua che cade attraverso il foro della vasca o del vano doccia. Se questa supera ‘la dose’ consigliata, i led del dispositivo si illuminano e lampeggiano fino a quando non interrompiamo il flusso di acqua corrente e usciamo dalla doccia.
Semplice ma geniale!
Qui trovate il sito internet con tutte le informazioni: http://www.waterpebble.com/
giovedì 14 giugno 2012
Probabile collasso della Terra imminente e irreversibile
(Focus) Il tempo adesso è davvero poco: o smettiamo di maltrattare il nostro pianeta o questo si ribellerà, con conseguenze che potrebbero essere catastrofiche. E' la sintesi di uno studio pubblicato su Nature da Anthony Barnosky, un biologo dell' Università della California.
Secondo Barnosky la Terra è vicino al punto di non ritorno e si sta preparando ad affrontare i cambiamenti più drammatici e radicali da 12.000 anni a questa parte, da quando cioè i ghiacci hanno inziato a ritirarsi alla fine dell'ultima glaciazione.
Secondo Barnosky e i suoi colleghi il problema è causato dall'eccesiva pressione alla quale stiamo sottoponendo il pianeta: a un certo punto, impossibile da prevedere, qualcosa si rompe scatenando una serie di reazioni a catena i cui effetti devastanti si amplificano un passaggio dopo l'altro.
L'esempio più eclatante di queste trasformazioni è il quasi totale azzeramento delle superfici ghiacciate: poco meno di 3000 anni fa la Terra era coperta per il 30% da una coltre di nevi perenni. Oggi queste sono quasi del tutto scomparse.
E il maggior numero di estinzioni nella storia del pianeta si è consumato negli ultimi 1600 anni. Tutta colpa dell'uomo? Secondo Barnosky, sì. La razza umana ha causato, ed è tutt'ora la causa, di mutamenti climatici e ambientali rapidissimi: la CO2 nell'atmosera è aumentata del 35% negli ultimi 250 anni, le superfici coltivate o cementificate sono ormai il 43% del totale delle terre emerse e la popolazione ha sfondato il tetto dei 7 miliardi di individui.
Negli ultimi 200 anni insomma, abbiamo sottoposto la Terra a uno stress molto più elevato di quello che ha scatenato gli ultimi grandi cataclismi.
Ma quali potrebbero essere le conseguenze di tutto questo? Difficile dirlo. I ricercatori ipotizzano estizioni di massa, radicali cambiamenti nelle specie che sopravviveranno per adattarsi alle nuove condizioni e massicce migrazioni. Insomma, uno scenario da "alba del giorno dopo".
Fino ad oggi tutti gli appelli all'adozione di uno stile di vita a minor impatto ambientale sono rimasti inascoltati: secondo gli scienziati entro il 2025 circa il 50% delle terre emerse sarà colonizzato in qualche forma dall'uomo e per il 2050 la popolazione avrà raggiunto i 9 miliardi di individui.
"Vorrei che tra 50 o 100 anni il mondo fosse ancora come oggi, se non un po' migliore" spiega lo scienziato ai media. "Siamo a un crocevia, e se non cambiamo qualcosa, adesso, lasceremo un pessimo futuro alle prossime generazioni"
Secondo Barnosky la Terra è vicino al punto di non ritorno e si sta preparando ad affrontare i cambiamenti più drammatici e radicali da 12.000 anni a questa parte, da quando cioè i ghiacci hanno inziato a ritirarsi alla fine dell'ultima glaciazione.
Secondo Barnosky e i suoi colleghi il problema è causato dall'eccesiva pressione alla quale stiamo sottoponendo il pianeta: a un certo punto, impossibile da prevedere, qualcosa si rompe scatenando una serie di reazioni a catena i cui effetti devastanti si amplificano un passaggio dopo l'altro.
L'esempio più eclatante di queste trasformazioni è il quasi totale azzeramento delle superfici ghiacciate: poco meno di 3000 anni fa la Terra era coperta per il 30% da una coltre di nevi perenni. Oggi queste sono quasi del tutto scomparse.
E il maggior numero di estinzioni nella storia del pianeta si è consumato negli ultimi 1600 anni. Tutta colpa dell'uomo? Secondo Barnosky, sì. La razza umana ha causato, ed è tutt'ora la causa, di mutamenti climatici e ambientali rapidissimi: la CO2 nell'atmosera è aumentata del 35% negli ultimi 250 anni, le superfici coltivate o cementificate sono ormai il 43% del totale delle terre emerse e la popolazione ha sfondato il tetto dei 7 miliardi di individui.
Negli ultimi 200 anni insomma, abbiamo sottoposto la Terra a uno stress molto più elevato di quello che ha scatenato gli ultimi grandi cataclismi.
Ma quali potrebbero essere le conseguenze di tutto questo? Difficile dirlo. I ricercatori ipotizzano estizioni di massa, radicali cambiamenti nelle specie che sopravviveranno per adattarsi alle nuove condizioni e massicce migrazioni. Insomma, uno scenario da "alba del giorno dopo".
Fino ad oggi tutti gli appelli all'adozione di uno stile di vita a minor impatto ambientale sono rimasti inascoltati: secondo gli scienziati entro il 2025 circa il 50% delle terre emerse sarà colonizzato in qualche forma dall'uomo e per il 2050 la popolazione avrà raggiunto i 9 miliardi di individui.
"Vorrei che tra 50 o 100 anni il mondo fosse ancora come oggi, se non un po' migliore" spiega lo scienziato ai media. "Siamo a un crocevia, e se non cambiamo qualcosa, adesso, lasceremo un pessimo futuro alle prossime generazioni"
martedì 5 giugno 2012
Giornata Mondiale dell'Ambiente 2012
Oggi si celebra la 40esima edizione del World Environment Day 2012 (WED). L'evento, istituito dall’ONU nel 1972, ha lo scopo di stimolare la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali e incoraggiare attenzione politica e azioni in grado di sostenere uno sviluppo giusto e sostenibile. Quest'anno poi l'iniziativa precede l'importantissima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, in programma in Brasile dal 20 al 22 giugno prossimo.
Secondo l'Onu la minaccia planetaria è quella di un ''uso insostenibile delle risorse naturali'' per questo punta ad un diverso modello economico.
''Dobbiamo sfatare - spiega Ban Ki-moon - il mito che ci sia un conflitto fra benessere economico e salute dell'ambiente. Con politiche intelligenti e investimenti giusti, i paesi possono proteggere il loro ambiente, far crescere le loro economie, creare posti di lavoro decenti e accelerare il progresso sociale''.
Ad oggi, sono oltre 8.000 le azioni registrate. La Giornata Mondiale dell'Ambiente 2012 è dedicata al tema "Green Economy: ne fai parte?", analizzato attraverso 10 settori chiave: edifici, pesca, foreste, trasporti, acqua, agricoltura, approviggionamento energetico, turismo, spreco, manifattura e industria.
Su questi temi sono state individuate delle storie di successo, alle quali guardare come a dei modelli: si va dallo sviluppo delle energie rinnovabili in Cina (il settore, solo nel 2009, ha creato 300.000 posti di lavoro) all'agricoltura organica in Uganda (Paese che utilizza la minor quantità di fertilizzanti chimici, meno del 2%), dalla gestione forestale in Nepal allo sviluppo dell'energia solare in Tunisia.
Se volete approfondire un po' la questione, a mio parere questo articolo è davvero interessante:
http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Come-salvare-il-clima-e-dire-addio-al-petrolio/
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venerdì 18 maggio 2012
Dati allarmanti dal "Living Planet Report 2012" del WWF: divoriamo un Pianeta e mezzo all'anno
Le cifre: meno 30% di
biodiversità in circa 40 anni, fino a -60% nei Tropici. In 1 anno consumiamo nel mondo le risorse di 1
Pianeta e mezzo;
in Italia di 2,5 Pianeti ogni anno.
Siamo talmente avidi che in un anno "divoriamo" le risorse naturali di un Pianeta e mezzo (in parole povere utilizziamo risorse oltre la capacità che i sistemi naturali hanno di rigenerarle attraverso i loro cicli vitali). Una voracità che ha provocato, solo fra il 1970 e il 2008, la perdita del 30% di biodiversità a livello globale con punte del 60% nei Tropici, tra le aree geografiche più colpite del mondo. Un trend di sovrasfruttamento confermato anche dai dati sull’impronta ecologica degli ultimi anni: nel 2008, infatti, a fronte di una biocapacità (cioè della capacità che i sistemi naturali hanno di produrre risorse biologiche utilizzabili dagli esseri umani) della Terra di 12 miliardi di ettari globali (Gha), corrispondenti ad una "porzione" pro capite media di 1,8 gha – che nel 1961 era di 3,2 ettari globale, quasi il triplo - si è registrata un’impronta ecologica umana di 18,2 miliardi di gha complessivi per una quota procapite di 2,7 gha. In Italia superiamo addirittura la media mondiale con un consumo annuale di ben 2,5 Pianeti e una quota pro capite di 4,5 gha.
È la fotografia scattata dal WWF con l’edizione 2012 del "Living Planet Report" l’indagine biennale che fa il punto sulla salute della Terra diffusa oggi dall’associazione del Panda in vista del vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile ‘Rio+20’ (che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno), e nel corso della campagna "Un Mare di Oasi per te" per la salvaguardia delle coste italiane in occasione della Festa delle Oasi WWF 2012 (20 maggio). L’Indice del Pianeta Vivente che misura lo stato di salute della biodiversità della Terra in questo rapporto ha analizzato 9.000 popolazioni di specie di Vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci di oltre 2.600 specie ed ha indicato una riduzione globale del 30%, dal 1970 ad oggi. Cinque sono le mosse per salvare il Pianeta indicate dal WWF, nel rapporto "Living Planet", che vanno dalla protezione del capitale naturale all’orientamento dei flussi finanziari fino alla gestione equa delle risorse.
La relazione 2012 del WWF sul Pianeta, prodotta in collaborazione con la Zoological Society di Londra,il Global Footprint Network e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è stata lanciata oggi dalla Stazione Spaziale Internazionale grazie all’astronauta dell’ESA André Kuipers, che ha fornito una prospettiva unica, e suggestiva, dello stato del pianeta dalla sua missione dell’Agenzia spaziale europea.
"Abbiamo un solo pianeta. Da qui riesco a vedere l'impronta dell’umanità, tra cui gli incendi delle foreste, l'inquinamento atmosferico e l'erosione del suolo e delle coste - le sfide che si riflettono in questa edizione del Living Planet Report", ha detto Kuipers nel lancio del rapporto durante la sua seconda missione nello spazio. "Mentre ci sono pressioni insostenibili sul pianeta, abbiamo la possibilità di salvare la nostra "casa", non solo per il nostro beneficio, ma, soprattutto, per le generazioni a venire".
“Viviamo come se avessimo un pianeta in più a nostra disposizione. Stiamo utilizzando il 50 per cento di più delle risorse che la Terra può produrre e se non cambieremo rotta il numero crescerà rapidamente - entro il 2030 anche due pianeti non saranno sufficienti. Nel 1970 sottraevamo annualmente materie prime dalla Terra per circa 30 miliardi di tonnellate, oggi siamo a quasi 70 miliardi. Come hanno indicato i maggiori scienziati internazionali che si occupano di scienze del sistema Terra, ci troviamo in un nuovo periodo geologico (un battito di ciglio rispetto ai 4.5 miliardi di anni di vita del nostro Pianeta) definito Antropocene perché l’intervento umano produce effetti equivalenti alle grandi forze della natura che hanno modellato il Pianeta stesso quando però non era abitato da più di 7 miliardi di esseri umani”, ha detto Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico del WWF Italia.
I SERVIZI ECOSISTEMICI CHE L’UOMO "RUBA" A SE STESSO.
Stoccaggio del carbonio, legna da ardere, flussi di acqua dolce e stock ittici: sono alcuni dei servizi ecosistemici forniti da molte aree ad alta biodiversità e messi a rischio dalle attività umane. Ecco alcuni numeri che ne descrivono la minaccia:
Negli ecosistemi di acqua dolce la capacità di rigenerarsi è diminuita del 37%, a livello globale, con una riduzione del 70% nelle zone tropicali. Inoltre solo meno di 1/3 i fiumi del mondo, la cui lunghezza supera 1.000 km, che scorrono liberamente e senza dighe sul letto principale. A questo sovra sfruttamento è legato anche il rischio di emergenza idrica: nel mondo, infatti, 2,7 miliardi di persone vivono nei pressi di bacini idrici che almeno 1 mese l’anno subiscono carenze idriche gravi. Per quanto riguarda gli ecosistemi marini, invece, l’attività di pesca mondiale, dal 1950 al 2005, è aumentata di circa 5 volte, passando dai 19 agli 87 milioni di tonnellate e causando così il sovrasfruttamento di molti stock ittici.
Deforestazione e degrado forestale sono responsabili di circa il 20% delle emissioni globali di CO2 provocate dall’uomo, incluse le perdite dai terreni forestali. Una duplice piaga, quindi, quella della deforestazione per biodiversità e clima.
È stato infatti calcolato che per limitare il riscaldamento medio globale sotto ai 2°C di temperatura media mondiale rispetto ai livelli pre-industriali sarà necessaria una riduzione delle emissioni di oltre l’80% rispetto al picco previsto; se le emissioni continueranno ad aumentare, probabilmente entro il 2040 alcune grandi regioni sperimenteranno già un aumento di oltre 2°C della temperatura media annuale.
L’IMPRONTA SULLA SABBIA: IN ITALIA COMPROMESSO IL 50% DELLE COSTE.
In Italia il 50% delle coste è ormai compromesso a causa di fenomeni come cementificazione selvaggia ed erosione costiera. È il dato allarmante, lanciato dal WWF Italia con il dossier coste “Il profilo fragile dell’Italia” per la campagna “Un Mare di Oasi per te” in concomitanza con il "Living Planet Report 2012", che fotografa uno degli aspetti più drammatici dell’impronta ecologica in Italia: il consumo del suolo. Le aree costiere, anello di congiunzione tra gli ecosistemi terrestri e quelli marini dove si è particolarmente diffusa la presenza umana, si trovano a subire pesanti trasformazioni e profondi impatti dovuti al nostro intervento.
Ecco perché il cambiamento di uso del suolo è stato individuato come una delle nove aree problematiche che alcuni tra i maggiori esperti mondiali di scienze del sistema Terra hanno indicato come “Planetary Boundaries” (i confini planetari che l’intervento umano non dovrebbe oltrepassare, a causa degli effetti disastrosi che potrebbero scaturire per le società umane).
Ufficio Stampa WWF Italia
Siamo talmente avidi che in un anno "divoriamo" le risorse naturali di un Pianeta e mezzo (in parole povere utilizziamo risorse oltre la capacità che i sistemi naturali hanno di rigenerarle attraverso i loro cicli vitali). Una voracità che ha provocato, solo fra il 1970 e il 2008, la perdita del 30% di biodiversità a livello globale con punte del 60% nei Tropici, tra le aree geografiche più colpite del mondo. Un trend di sovrasfruttamento confermato anche dai dati sull’impronta ecologica degli ultimi anni: nel 2008, infatti, a fronte di una biocapacità (cioè della capacità che i sistemi naturali hanno di produrre risorse biologiche utilizzabili dagli esseri umani) della Terra di 12 miliardi di ettari globali (Gha), corrispondenti ad una "porzione" pro capite media di 1,8 gha – che nel 1961 era di 3,2 ettari globale, quasi il triplo - si è registrata un’impronta ecologica umana di 18,2 miliardi di gha complessivi per una quota procapite di 2,7 gha. In Italia superiamo addirittura la media mondiale con un consumo annuale di ben 2,5 Pianeti e una quota pro capite di 4,5 gha.
È la fotografia scattata dal WWF con l’edizione 2012 del "Living Planet Report" l’indagine biennale che fa il punto sulla salute della Terra diffusa oggi dall’associazione del Panda in vista del vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile ‘Rio+20’ (che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno), e nel corso della campagna "Un Mare di Oasi per te" per la salvaguardia delle coste italiane in occasione della Festa delle Oasi WWF 2012 (20 maggio). L’Indice del Pianeta Vivente che misura lo stato di salute della biodiversità della Terra in questo rapporto ha analizzato 9.000 popolazioni di specie di Vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci di oltre 2.600 specie ed ha indicato una riduzione globale del 30%, dal 1970 ad oggi. Cinque sono le mosse per salvare il Pianeta indicate dal WWF, nel rapporto "Living Planet", che vanno dalla protezione del capitale naturale all’orientamento dei flussi finanziari fino alla gestione equa delle risorse.
La relazione 2012 del WWF sul Pianeta, prodotta in collaborazione con la Zoological Society di Londra,il Global Footprint Network e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è stata lanciata oggi dalla Stazione Spaziale Internazionale grazie all’astronauta dell’ESA André Kuipers, che ha fornito una prospettiva unica, e suggestiva, dello stato del pianeta dalla sua missione dell’Agenzia spaziale europea.
"Abbiamo un solo pianeta. Da qui riesco a vedere l'impronta dell’umanità, tra cui gli incendi delle foreste, l'inquinamento atmosferico e l'erosione del suolo e delle coste - le sfide che si riflettono in questa edizione del Living Planet Report", ha detto Kuipers nel lancio del rapporto durante la sua seconda missione nello spazio. "Mentre ci sono pressioni insostenibili sul pianeta, abbiamo la possibilità di salvare la nostra "casa", non solo per il nostro beneficio, ma, soprattutto, per le generazioni a venire".
“Viviamo come se avessimo un pianeta in più a nostra disposizione. Stiamo utilizzando il 50 per cento di più delle risorse che la Terra può produrre e se non cambieremo rotta il numero crescerà rapidamente - entro il 2030 anche due pianeti non saranno sufficienti. Nel 1970 sottraevamo annualmente materie prime dalla Terra per circa 30 miliardi di tonnellate, oggi siamo a quasi 70 miliardi. Come hanno indicato i maggiori scienziati internazionali che si occupano di scienze del sistema Terra, ci troviamo in un nuovo periodo geologico (un battito di ciglio rispetto ai 4.5 miliardi di anni di vita del nostro Pianeta) definito Antropocene perché l’intervento umano produce effetti equivalenti alle grandi forze della natura che hanno modellato il Pianeta stesso quando però non era abitato da più di 7 miliardi di esseri umani”, ha detto Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico del WWF Italia.
I SERVIZI ECOSISTEMICI CHE L’UOMO "RUBA" A SE STESSO.
Stoccaggio del carbonio, legna da ardere, flussi di acqua dolce e stock ittici: sono alcuni dei servizi ecosistemici forniti da molte aree ad alta biodiversità e messi a rischio dalle attività umane. Ecco alcuni numeri che ne descrivono la minaccia:
Negli ecosistemi di acqua dolce la capacità di rigenerarsi è diminuita del 37%, a livello globale, con una riduzione del 70% nelle zone tropicali. Inoltre solo meno di 1/3 i fiumi del mondo, la cui lunghezza supera 1.000 km, che scorrono liberamente e senza dighe sul letto principale. A questo sovra sfruttamento è legato anche il rischio di emergenza idrica: nel mondo, infatti, 2,7 miliardi di persone vivono nei pressi di bacini idrici che almeno 1 mese l’anno subiscono carenze idriche gravi. Per quanto riguarda gli ecosistemi marini, invece, l’attività di pesca mondiale, dal 1950 al 2005, è aumentata di circa 5 volte, passando dai 19 agli 87 milioni di tonnellate e causando così il sovrasfruttamento di molti stock ittici.
Deforestazione e degrado forestale sono responsabili di circa il 20% delle emissioni globali di CO2 provocate dall’uomo, incluse le perdite dai terreni forestali. Una duplice piaga, quindi, quella della deforestazione per biodiversità e clima.
È stato infatti calcolato che per limitare il riscaldamento medio globale sotto ai 2°C di temperatura media mondiale rispetto ai livelli pre-industriali sarà necessaria una riduzione delle emissioni di oltre l’80% rispetto al picco previsto; se le emissioni continueranno ad aumentare, probabilmente entro il 2040 alcune grandi regioni sperimenteranno già un aumento di oltre 2°C della temperatura media annuale.
L’IMPRONTA SULLA SABBIA: IN ITALIA COMPROMESSO IL 50% DELLE COSTE.
In Italia il 50% delle coste è ormai compromesso a causa di fenomeni come cementificazione selvaggia ed erosione costiera. È il dato allarmante, lanciato dal WWF Italia con il dossier coste “Il profilo fragile dell’Italia” per la campagna “Un Mare di Oasi per te” in concomitanza con il "Living Planet Report 2012", che fotografa uno degli aspetti più drammatici dell’impronta ecologica in Italia: il consumo del suolo. Le aree costiere, anello di congiunzione tra gli ecosistemi terrestri e quelli marini dove si è particolarmente diffusa la presenza umana, si trovano a subire pesanti trasformazioni e profondi impatti dovuti al nostro intervento.
Ecco perché il cambiamento di uso del suolo è stato individuato come una delle nove aree problematiche che alcuni tra i maggiori esperti mondiali di scienze del sistema Terra hanno indicato come “Planetary Boundaries” (i confini planetari che l’intervento umano non dovrebbe oltrepassare, a causa degli effetti disastrosi che potrebbero scaturire per le società umane).
Ufficio Stampa WWF Italia
mercoledì 28 marzo 2012
Energia dalla biomassa
Introduzione
Con il termine "biomassa" ci si riferisce a diversi tipi di risorse - come ad esempio alberi, erba, foreste, prodotti agricoli e rifiuti urbani - che possono essere sfruttati per produrre energia pulita. La biomassa è una fonte di energia rinnovabile perchè l'energia che contiene deriva dal sole. Attraverso la fotosintesi, la clorofilla delle piante cattura l'energia solare convertendo in carboidrati l'anidride carbonica contenuta nell'aria e nell'acqua presente nel terreno.
Quando i carboidrati vengono bruciati, si scompongono nuovamente in anidride carbonica e acqua, rilasciando l'energia solare che contenevano: in questo modo la biomassa funziona come una specie di batteria naturale che accumula energia solare.
Il modo più comune per catturare questa energia è proprio bruciando la biomassa, per produrre calore, vapore ed elettricità, ma negli ultimi anni si è visto che ci sono altri modi più efficienti e puliti per usare la biomassa: ad esempio può essere usata per produrre combustibili liquidi, oppure può essere trasformata in gas combustibili attraverso un processo chiamato "gassificazione".
In generale ci sono due approcci usati per produrre energia: coltivare piante specificatamente per scopi energetici (tra queste ricordiamo il panico verga e il salice) oppure utilizzare i residui di piante adoperate per altri impieghi.
Gli alberi e le graminacee, in particolare quelle native di una certa zona, sono le coltivazioni migliori per produrre energia, ma anche altri tipi di piante, come il mais, vengono attualmente impiegati per scopi energetici anche se violano un po' i principi di agricoltura sostenibile.
Coltivazioni energetiche
Vediamo un po' le caratteristiche delle diverse coltivazioni.
Alberi
Oltre al fatto di crescere velocemente, alcuni tipi di alberi crescono nuovamente dopo essere stati tagliati raso terra con una procedura chiamata "ceduazione". Il rinnovamento delle piante in seguito al taglio avviene con nuovi fusti (chiamati polloni) originati da gemme presenti sulla ceppaia; questo permette il taglio degli alberi circa ogni 3-8 anni, per 20/30 anni prima di essere reimpiantati. Questi alberi sono anche chiamati "piantagioni a breve rotazione", un esempio tipico è il pioppo.
Graminacee
Il panico verga e altre specie native di graminacee crescono in fretta e possono essere tagliate molte volte per più di 10 anni prima di essere reimpiantate.
Altre coltivazioni
Un terzo tipo di coltivazioni include le piante erbacee annuali, solitamente coltivate per scopi alimentari (come il mais o il sorgo). Dato che devono essere ripiantate ogni anno, però, richiedono un maggiore uso di fertilizzanti, pesticidi ed energia.
Piante oleose
Piante come la soia e il girasole producono olio, che può essere usato per fabbricare carburanti. Queste coltivazioni, tuttavia, potrebbero non essere sostenibili nel lungo periodo.
Residui provenienti da biomassa
La biomassa può essere anche ricavata da residui di piante utilizzate precedentemente per altri scopi: la silvicoltura, l'agricoltura e le industrie manifatturiere generano rifiuti vegetali e animali in grandi quantità. Anche i rifiuti urbani, come l'immondizia o i liquami, sono delle fonti di energia da biomassa.
Silvicoltura
I rifiuti provenienti dalla silvicoltura sono attualmente la risorsa più utilizzata per produrre calore e energia; le più grandi risorse di rifiuti legnosi sono i rami lasciati a terra dopo le operazioni di raccolta del legname.
Agricoltura
Come nel caso della silvicoltura, anche in agricoltura si producono molti scarti. Alcuni devono essere lasciati sul posto per reintegrare i nutrienti del terreno, ma altri possono essere utilizzati per produrre carburante. Le fattorie poi producono molti rifiuti umidi sotto forma di letame.
Città
Le persone generano biomassa di scarto in diversi modi, come i "rifiuti legnosi urbani" (imballaggi, mobili, ecc...), residui biodegradabili (carta, cibo, rifiuti da giardino, ecc...) e gas emessi dalle discariche quando l'immondizia si decompone.
La conversione della biomassa in energia
Il più antico metodo per convertire la biomassa in energia, usato per centinaia di anni, consisteva semplicemente nel bruciarla per produrre calore. Questo poteva essere usato direttamente per il riscaldamento, per cucinare e per i processi industriali, oppure indirettamente per produrre elettricità. Il problema di bruciare la biomassa è che la maggior parte dell'energia viene persa e può produrre fumi inquinanti se il processo non è monitorato. Un approccio che può aumentare l'uso dell'energia proveniente da biomassa nel breve periodo è bruciarla nelle centrali elettriche, mescolandola col carbone, in un processo chiamato "coalimentazione". La biomassa può sostituire più del 20% del carbone usato in una caldaia. I benefici associati alla coalimentazione con biomassa includono bassi costi operativi, riduzione di emissioni nocive e una maggior sicurezza energetica.
Esistono numerosi processi in cui la biomassa è convertita in energia senza essere bruciata: queste tecnologie convertono la biomassa grezza in combustibili gassosi, liquidi o solidi che possono essere usati direttamente in una centrale elettrica per generare energia.
I carboidrati presenti nella biomassa, che sono composti da ossigeno, carbonio e idrogeno, possono essere scissi in diversi prodotti chimici, alcuni dei quali sono dei carburanti funzionali.
Questa conversione può essere fatta in tre modi:
- Termochimico. Quando i materiali vegetali sono riscaldati ma non bruciati, la scissione produce elementi gassosi, liquidi e solidi.
- Biochimico. I batteri, i lieviti e gli enzimi scindono i carboidrati. La fermentazione converte la biomassa liquida in alcool, che è un combustibile.
- Chimico. Gli olii provenienti dalla biomassa (come la soia e l'olio di canola) possono essere convertiti chimicamente in un combustibile liquido simile al diesel e in additivi per la benzina.
Benefici per l'ambiente
L'energia proveniente da biomassa porta numerosi benefici per l'ambiente , come la riduzione dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua, l'aumento della qualità del suolo e il miglioramento dell'habitat della fauna selvatica.
Conclusioni
Oltre a molti benefici ambientali, la biomassa offre tanti benefici economici e di sicurezza energetica. Coltivando in loco i carburanti che ci servono, si riduce l'importazione del petrolio e si riducono le problematiche dovute ad un futuro esaurimento di questa fonte energetica.
Con il termine "biomassa" ci si riferisce a diversi tipi di risorse - come ad esempio alberi, erba, foreste, prodotti agricoli e rifiuti urbani - che possono essere sfruttati per produrre energia pulita. La biomassa è una fonte di energia rinnovabile perchè l'energia che contiene deriva dal sole. Attraverso la fotosintesi, la clorofilla delle piante cattura l'energia solare convertendo in carboidrati l'anidride carbonica contenuta nell'aria e nell'acqua presente nel terreno.
Quando i carboidrati vengono bruciati, si scompongono nuovamente in anidride carbonica e acqua, rilasciando l'energia solare che contenevano: in questo modo la biomassa funziona come una specie di batteria naturale che accumula energia solare.
Il modo più comune per catturare questa energia è proprio bruciando la biomassa, per produrre calore, vapore ed elettricità, ma negli ultimi anni si è visto che ci sono altri modi più efficienti e puliti per usare la biomassa: ad esempio può essere usata per produrre combustibili liquidi, oppure può essere trasformata in gas combustibili attraverso un processo chiamato "gassificazione".
In generale ci sono due approcci usati per produrre energia: coltivare piante specificatamente per scopi energetici (tra queste ricordiamo il panico verga e il salice) oppure utilizzare i residui di piante adoperate per altri impieghi.
Gli alberi e le graminacee, in particolare quelle native di una certa zona, sono le coltivazioni migliori per produrre energia, ma anche altri tipi di piante, come il mais, vengono attualmente impiegati per scopi energetici anche se violano un po' i principi di agricoltura sostenibile.
Coltivazioni energetiche
Vediamo un po' le caratteristiche delle diverse coltivazioni.
Alberi
Oltre al fatto di crescere velocemente, alcuni tipi di alberi crescono nuovamente dopo essere stati tagliati raso terra con una procedura chiamata "ceduazione". Il rinnovamento delle piante in seguito al taglio avviene con nuovi fusti (chiamati polloni) originati da gemme presenti sulla ceppaia; questo permette il taglio degli alberi circa ogni 3-8 anni, per 20/30 anni prima di essere reimpiantati. Questi alberi sono anche chiamati "piantagioni a breve rotazione", un esempio tipico è il pioppo.
Graminacee
Il panico verga e altre specie native di graminacee crescono in fretta e possono essere tagliate molte volte per più di 10 anni prima di essere reimpiantate.
Altre coltivazioni
Un terzo tipo di coltivazioni include le piante erbacee annuali, solitamente coltivate per scopi alimentari (come il mais o il sorgo). Dato che devono essere ripiantate ogni anno, però, richiedono un maggiore uso di fertilizzanti, pesticidi ed energia.
Piante oleose
Piante come la soia e il girasole producono olio, che può essere usato per fabbricare carburanti. Queste coltivazioni, tuttavia, potrebbero non essere sostenibili nel lungo periodo.
Residui provenienti da biomassa
La biomassa può essere anche ricavata da residui di piante utilizzate precedentemente per altri scopi: la silvicoltura, l'agricoltura e le industrie manifatturiere generano rifiuti vegetali e animali in grandi quantità. Anche i rifiuti urbani, come l'immondizia o i liquami, sono delle fonti di energia da biomassa.
Silvicoltura
I rifiuti provenienti dalla silvicoltura sono attualmente la risorsa più utilizzata per produrre calore e energia; le più grandi risorse di rifiuti legnosi sono i rami lasciati a terra dopo le operazioni di raccolta del legname.
Agricoltura
Come nel caso della silvicoltura, anche in agricoltura si producono molti scarti. Alcuni devono essere lasciati sul posto per reintegrare i nutrienti del terreno, ma altri possono essere utilizzati per produrre carburante. Le fattorie poi producono molti rifiuti umidi sotto forma di letame.
Città
Le persone generano biomassa di scarto in diversi modi, come i "rifiuti legnosi urbani" (imballaggi, mobili, ecc...), residui biodegradabili (carta, cibo, rifiuti da giardino, ecc...) e gas emessi dalle discariche quando l'immondizia si decompone.
La conversione della biomassa in energia
Il più antico metodo per convertire la biomassa in energia, usato per centinaia di anni, consisteva semplicemente nel bruciarla per produrre calore. Questo poteva essere usato direttamente per il riscaldamento, per cucinare e per i processi industriali, oppure indirettamente per produrre elettricità. Il problema di bruciare la biomassa è che la maggior parte dell'energia viene persa e può produrre fumi inquinanti se il processo non è monitorato. Un approccio che può aumentare l'uso dell'energia proveniente da biomassa nel breve periodo è bruciarla nelle centrali elettriche, mescolandola col carbone, in un processo chiamato "coalimentazione". La biomassa può sostituire più del 20% del carbone usato in una caldaia. I benefici associati alla coalimentazione con biomassa includono bassi costi operativi, riduzione di emissioni nocive e una maggior sicurezza energetica.
Esistono numerosi processi in cui la biomassa è convertita in energia senza essere bruciata: queste tecnologie convertono la biomassa grezza in combustibili gassosi, liquidi o solidi che possono essere usati direttamente in una centrale elettrica per generare energia.
I carboidrati presenti nella biomassa, che sono composti da ossigeno, carbonio e idrogeno, possono essere scissi in diversi prodotti chimici, alcuni dei quali sono dei carburanti funzionali.
Questa conversione può essere fatta in tre modi:
- Termochimico. Quando i materiali vegetali sono riscaldati ma non bruciati, la scissione produce elementi gassosi, liquidi e solidi.
- Biochimico. I batteri, i lieviti e gli enzimi scindono i carboidrati. La fermentazione converte la biomassa liquida in alcool, che è un combustibile.
- Chimico. Gli olii provenienti dalla biomassa (come la soia e l'olio di canola) possono essere convertiti chimicamente in un combustibile liquido simile al diesel e in additivi per la benzina.
Benefici per l'ambiente
L'energia proveniente da biomassa porta numerosi benefici per l'ambiente , come la riduzione dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua, l'aumento della qualità del suolo e il miglioramento dell'habitat della fauna selvatica.
Conclusioni
Oltre a molti benefici ambientali, la biomassa offre tanti benefici economici e di sicurezza energetica. Coltivando in loco i carburanti che ci servono, si riduce l'importazione del petrolio e si riducono le problematiche dovute ad un futuro esaurimento di questa fonte energetica.
giovedì 1 marzo 2012
Earth Hour... manca un mese!
Oggi volevo parlarvi di un evento organizzato dal WWF che ormai è diventato globale: il 31 marzo le luci dei principali monumenti e dei luoghi simbolo del mondo si spegneranno per un'ora (dalle 20.30 alle 21.30) per ricordare che servono azioni concrete al fine di poter costruire un futuro sostenibile per fermare i cambiamenti climatici che stanno avvenendo sul nostro Pianeta.
All'evento possono (e devono!) partecipare tutti, non solo spegnendo tutte le luci per un'ora, ma partecipando anche attivamente agli eventi organizzati nelle piazze di diverse città italiane, scaricando loghi, banner, distribuendo locandine, ecc...
Tutto quello che può essere utile affinchè l'Earth Hour sia un grandissimo successo lo trovate a questa pagina: http://www.wwf.it/oradellaterra/index.aspx alla sezione "cosa puoi fare".
Se poi volete divertirvi un po' durante le giornate noiose, sul sito inglese dell'evento - http://earthhour.org/ - alla sezione "fun stuff" trovate un sacco di bellissimi giochi: si va dalla creazione di lanterne luminose virtuali ad un interruttore virtuale per imparare a spegnere la luce, al gioco in cui si devono spegnere tutte le lampadine della città.
Il WWF ha anche pensato ad un modo per coinvolgere i più piccoli: bisogna aiutare Pocoyo a fare correttamente la raccolta differenziata (e ogni 10000 giocate Pocoyo si impegna a piantare 10000 alberi!)... Non solo... C'è anche un Activity Book con giochi e attività per riciclare gli oggetti che abbiamo in casa e creare un sacco di cose carine!
Fatevi coinvolgere... Earth Hour 2012 !
All'evento possono (e devono!) partecipare tutti, non solo spegnendo tutte le luci per un'ora, ma partecipando anche attivamente agli eventi organizzati nelle piazze di diverse città italiane, scaricando loghi, banner, distribuendo locandine, ecc...
Tutto quello che può essere utile affinchè l'Earth Hour sia un grandissimo successo lo trovate a questa pagina: http://www.wwf.it/oradellaterra/index.aspx alla sezione "cosa puoi fare".
Se poi volete divertirvi un po' durante le giornate noiose, sul sito inglese dell'evento - http://earthhour.org/ - alla sezione "fun stuff" trovate un sacco di bellissimi giochi: si va dalla creazione di lanterne luminose virtuali ad un interruttore virtuale per imparare a spegnere la luce, al gioco in cui si devono spegnere tutte le lampadine della città.
Il WWF ha anche pensato ad un modo per coinvolgere i più piccoli: bisogna aiutare Pocoyo a fare correttamente la raccolta differenziata (e ogni 10000 giocate Pocoyo si impegna a piantare 10000 alberi!)... Non solo... C'è anche un Activity Book con giochi e attività per riciclare gli oggetti che abbiamo in casa e creare un sacco di cose carine!
Fatevi coinvolgere... Earth Hour 2012 !
domenica 29 gennaio 2012
Com'è cambiata la terra negli ultimi decenni
Questa foto, trovata oggi in rete, mi ha fatto riflettere parecchio.
Direi che l'immagine parla da sola... in soli 34 anni la superficie della Terra è cambiata radicalmente e questo perchè le risorse vengono sfruttate ad un livello insostenibile, dimenticandosi che sono destinate a finire!
Sono andata alla ricerca di alcune notizie in merito a questo sfruttamento e ho trovato un articolo di un paio di anni fa che afferma che negli ultimi 30 anni l'estrazione delle risorse è aumentata del 50%, questo significa che se non si trovano valide soluzioni per fermare questo abuso nei confronti del nostro Pianeta, tra un decennio la situazione sarà insostenibile.
Ps
Se qualcuno fosse interessato a leggere l'intero articolo sulle risorse, il link è il seguente:
http://lacomunita.blogspot.com/2010/03/terra-da-sfruttare-50-lestrazione-di.html%20
Sono andata alla ricerca di alcune notizie in merito a questo sfruttamento e ho trovato un articolo di un paio di anni fa che afferma che negli ultimi 30 anni l'estrazione delle risorse è aumentata del 50%, questo significa che se non si trovano valide soluzioni per fermare questo abuso nei confronti del nostro Pianeta, tra un decennio la situazione sarà insostenibile.
Ps
Se qualcuno fosse interessato a leggere l'intero articolo sulle risorse, il link è il seguente:
http://lacomunita.blogspot.com/2010/03/terra-da-sfruttare-50-lestrazione-di.html%20
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