mercoledì 6 novembre 2013

Ecosia, navigare su internet mentre si fa del bene all'ambiente!

Oggi voglio parlarvi di Ecosia, un motore di ricerca rivoluzionario che dona l’80% dei suoi proventi ad un programma di riforestazione in Brasile.
Ogni ricerca che fate con Ecosia contribuisce a piantare un albero e a ridurre l'impatto ambientale delle emissioni di CO2!
Io lo trovo GENIALE... tanto più che è possibile utilizzarlo su PC, tablet e smartphone.

Se volete saperne di più andate al sito web: http://www.ecosia.org/what dove troverete ulteriori informazioni.
Io l'ho già impostato come motore di ricerca preferito e voi cosa aspettate?!

http://www.ecosia.org/index

domenica 20 gennaio 2013

9 miliardi di posti a tavola


È il titolo del volume realizzato da Lester R. Brown e dal suo gruppo di ricerca "Earth Policy Institute". Questo libro nasce con l’obiettivo di denunciare e far conoscere al mondo il fenomeno del land grabbing, ovvero la tendenza di molte nazioni ad accaparrarsi terre coltivabili e risorse idriche in altri paesi per dare impulso alle proprie economie.

Un fenomeno che sta comportando la diffusione di un modello di agricoltura globale decisamente distruttivo, in cui il consumo del suolo e delle risorse ad esso annesse è giustificato dal bisogno di nutrire una popolazione mondiale in costante aumento.

Proprio il cibo, al pari del petrolio, sta diventando un bene strategico in chiave geopolitica e un fattore di forte instabilità poiché fomenta l’interesse di molti paesi a conquistare quante più terre coltivabili possibili per controllare il consumo alimentare dell’intero pianeta.

Le ricadute di questo comportamento in chiave ambientale sono un vertiginoso aumento del fenomeno dell’erosione, l’impoverimento dei terreni dedicati alle coltivazioni intensive (soprattutto di cereali e legumi) e lo svuotamento delle falde acquifere; per non parlare delle conseguenze in termini economici sui prezzi dei generi alimentari di prima necessità il cui aumento è già sotto gli occhi di tutti.

Lo scopo di questo libro consiste nell’aiutare gli esseri umani a prendere coscienza che il tempo a nostra disposizione per invertire la tendenza sta per scadere. Cibo = petrolio, appunto, e terra= oro: una realtà che l’autore del libro vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale per salvare la civiltà moderna e indicare ai politici del terra la strada più agevole per uscire da questa pericolosa equazione.

Fonte: tuttogreen.it

martedì 8 gennaio 2013

Creare uno scoiattolo peluche da un vecchio guanto

A chi non è mai capitato di ritrovarsi con un guanto spaiato?! I guanti sono peggio dei calzini... e tra cambi di stagione, perdite dovute alla sbadataggine o semplicemente eccessiva usura, può capitare di ritrovarsi con un solo guanto, che rischia di essere buttato o dimenticato sul fondo di qualche cassetto...

La soluzione in questo caso è: riciclo creativo! Un artigiano che vive a Tokyo, Miyako Kanamori, ha scritto un libro che si intitola "Happy Gloves: Charming Softy Friends Made from Colorful Gloves". Grazie alle sue istruzioni, i guanti soli soletti finalmente potranno essere utilizzati per fare dei bellissimi peluche!


Ecco qui le istruzioni (sono in inglese, ma con i disegni sono comprensibilissime):





   

          

          

          

             

mercoledì 28 novembre 2012

Pamukkale, il "castello di cotone"


Per vedere Pamukkale, un capolavoro che solo la natura poteva disegnare in maniera così perfetta, dovete recarvi in Turchia e più precisamente nella provincia di Denizli (Anatolia sud-occidentale).

Dichiarato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1988, Pammukale rappresenta uno degli scenari più straordinari al mondo, dove la natura è riuscita a scolpire nel calcare delle suggestive terrazze marmoree che sembrano essere ricoperte da un sottile e soffice strato di zucchero, neve o - proprio come richiama il nome - candido cotone.

Le sedimentazioni calcaree che nei secoli hanno dato vita a questa incredibile scultura naturale, provengono dai corsi d’acqua (alcuni dei quali caldi) che sgorgano dalle montagne circostanti.
In questo lembo di terra caratterizzato da un clima tipicamente continentale è possibile passeggiare e fare il bagno a 36°C anche in pieno inverno, muniti magari di un paio di calzini di cotone per evitare di scottarsi i piedi a contatto con le calde rocce bianche.

L'antico centro abitato di Hierapolis, costruito sulla sommità del "castello di cotone" si trova a circa 20 km dal sito naturale ed è meta ogni anno di fitti pellegrinaggi di turisti provenienti da tutto il mondo, attirati dalla singolare bellezza di questo angolo di paradiso sperduto tra le vette dei monti turchi.
La vasta area di Pammukale è ricca di fonti termali la cui acqua è satura di ioni, calcio e anidride carbonica. E sono proprio i fiotti dell’acqua sorgiva a creare le particolari "cascate di ghiaccio" che tanto affascinano i visitatori del sito.

Nel tardo ventesimo secolo il delicato ecosistema di Pamukkale stava per essere danneggiato, dato che alcuni hotel furono costruiti sopra al sito, distruggendo parte delle rovine di Hierapolis.
L'acqua calda fu incanalata allo scopo di riempire le piscine artificiali degli alberghi e gli scarichi di queste ultime per anni riversarono le acque reflue direttamente sul sito contribuendo in maniera determinante all'inscurimento delle vasche calcaree.
Fu anche costruita una strada asfaltata in mezzo al sito per permettere ai visitatori di raggiungere la parte alta della formazione in bici, moto o a piedi. Inoltre fu concesso a questi ultimi di lavarsi all'interno delle vasche calcaree utilizzando detergenti di natura industriale aggravando ulteriormente il problema.

A seguito di questi danni, l'UNESCO è intervenuta, predisponendo un piano di recupero nel tentativo di invertire il processo di inscurimento: gli hotel furono demoliti e la strada coperta da piscine artificiali, che sono tuttora accessibili - a differenza del resto - dai turisti a piedi nudi. Una piccola trincea è stata scavata lungo il bordo, al fine di recuperare l'acqua ed evitarne la dispersione. Le acque termali vengono ora incanalate ed erogate in maniera controllata, così da evitare lo sgretolamento dei sedimenti di carbonato di calcio, che donano alle rocce l’inconfondibile candore.
Grazie a questi interventi il luogo sta lentamente riprendendo il suo naturale colore bianco.

giovedì 22 novembre 2012

La teoria di Gandhi applicata all’eco-sostenibilità


La vita e il pensiero di Gandhi sono stati d’ispirazione per molte generazioni di attivisti sociali e ambientalisti. Di grande ispirazione è stato anche lo Swadeshi, il suo programma economico.

Un testo che, a distanza di ormai un secolo, è più che mai attuale; tratta temi significativi, ancora oggi oggetto di discussione: la decrescita felice, la protezione della natura e la scelta vegetariana (Rifkin).

Attraverso le sue citazioni possiamo avere un'idea di quello che pensava Gandhi.

«Al mondo c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non l’avidità di tutti».
L’espansione economica su scala globale mira al profitto individuale e corporativo. Al contrario, l’economia su scala locale promossa da Gandhi è interessata al benessere comunitario, incoraggia l’eco-sostenibilità, il rispetto per risorse naturali ed esseri viventi.

«La differenza tra ciò che facciamo e ciò che siamo capaci di fare sarebbe sufficiente a risolvere la maggior parte dei problemi del mondo».
Ciò vale sia per gli individui sia per le nazioni, le quali oggi hanno il know-how necessario per investire in modelli sostenibili. Invece scelgono di rincorrere un’economia ormai logora, bloccata a dei modelli superati.

Qualcuno chiese a Gandhi: «Che cosa pensa della civiltà occidentale?». Lui rispose: «Se ci fosse, non sarebbe una cattiva idea».
Gandhi non poteva concepire come civile una società in cui i lavoratori lavoravano senza diritti, gli animali erano sottoposti a vivisezione o trattati con crudeltà negli allevamenti e in cui l’attività economica portava inevitabilmente alla devastazione ecologica.

Se potesse vedere il mondo ora, cosa direbbe?!

martedì 6 novembre 2012

Caffè nell'oceano



Secondo uno nuovo studio del National Geographic, le acque dell’Oceano Pacifico, in corrispondenza della zona costiera su cui si affaccia lo stato dell’Oregon, sarebbero interessate da un’anomala forma di inquinamento: la caffeina.

Gli esperti sostengono che i valori sono piuttosto ridotti ma non così bassi da escludere possibili danni all’ambiente o alle specie marine.
Secondo i dati relativi alla concentrazione di caffeina di quelle acque, nelle aree in cui era stato ipotizzato un maggiore inquinamento, le quantità di caffeina rilevate sono risultate pari a 44,7 nanogrammi per litro, mentre in aree costiere considerate a minor rischio, sarebbero state rilevate concentrazioni di caffeina pari a circa 8,5 ng/litro.

Si pensa che le discrepanze tra le varie concentrazioni individuate, possano derivare dai differenti sistemi di depurazione delle acque di scarico.

Nel caso di sistemi più efficienti, le concentrazioni di caffeina sarebbero dunque inferiori. Quella che finora si era pensato fosse solo una leggenda metropolitana statunitense secondo cui gli abitanti dell’Oregon siano tra i maggiori consumatori di caffé al mondo, potrebbe dunque spiegare finalmente quello che gli studiosi avevano da tempo ipotizzato, cioè la possibilità della presenza di sostanze come la caffeina nelle acque oceaniche, ottenendo risultati a volte superiori alle loro aspettative.

Attualmente non c’è nessun rischio per l’uomo, perfino presso la foce di alcuni fiumi dell’Oregon che si gettano nel Pacifico, nonstante qui il livello sia di ben 152.2 ng/l, e non sembra che ci sia corrispondenza tra densità della popolazione e origine dell’inquinamento.

L’impatto di questa inconsueta forma d’inquinamento sull’eco-sistema oceanico dovrà dunque essere approfondito, per comprendere se, ad esempio, possa causare problemi di riproduzione o malformazioni nelle specie acquatiche.

Lo studio riguardante la concentrazione di caffeina nella acque oceaniche statunitensi è stato pubblicato sulle pagine del Marine Pollution Bulletin con il titolo di "Occurrence and concentration of caffeine in Oregon coastal waters".

Fonte: tuttogreen.it

mercoledì 24 ottobre 2012

Idee green per Halloween



Halloween è alle porte e benché non tutti dedichino a questa ricorrenza anglosassone festeggiamenti particolari, la parola d’ordine è riciclare in maniera fantasiosa.
Dando un’occhiata nelle nostre cantine, nei cassetti o negli sgabuzzini, è molto probabile che scoverete moltissimo materiale (scatole, cartone, bottiglie di plastica e altri oggetti in disuso) utile per realizzare le nostre idee.

Se avete del cartoncino (meglio se nero) potreste utilizzarlo per decorare la porta di casa, disegnando dei pipistrelli di varie misure e ritagliando le sagome in modo da creare un piccolo stormo da esporre proprio sull’uscio. Colorate con il pennarello nero i vostri pipistrelli, attaccate degli occhietti in rilievo con la pupilla che si muove se volete dare l’effetto "paura" e metteteli sulla porta: ecco a voi un addobbo semplice da realizzare, divertente e di grande effetto! Potete anche appenderli a dei fili per farne un mobile, utilizzando un ramo dipinto di nero, ad esempio.

I tappi delle bottiglie, invece, sono perfetti per realizzare delle piccole zucche di Halloween da usare come decorazioni della tavola. Vi servirà della ciniglia verde (o del cotone o del velluto verde) da incollare sul retro di ogni tappo in modo che assomigli al ciuffo dell’ortaggio. Completate il vostro piccolo capolavoro dipingendo di arancione il tappo e disegnate con un pennarello nero occhi e bocca.

Volete sorprendere grandi e piccini con dei mostri ‘paurosi’? Se avete contenitori in plastica per detersivi o bottiglie vuote potreste trasformarli in fantasmini luminosi ponendo una piccola candela al loro interno. Tagliate la parte superiore dei contenitori e rivestiteli con uno strato di carta crespa bianca. Se volete, colorateli di arancio o giallo con degli acquarelli. Il tempo che la carta asciughi e potete finire l’opera disegnando occhi e bocca del vostro mostriciattolo.

Oppure potete usare dei palloncini arancioni e disegnare delle bocche nere ed occhi da mostro. Appesi sulla tavola potranno decorare gli snack della vostra festa di Halloween. Oppure potete inserire in palloncini bianchi dei lumini a lunga durata: garantito l’effettaccio a luci spente…

E se per la notte delle streghe e dei fantasmi avete intenzione di stupire tutti con un costume in perfetto stile "notte delle streghe", niente di meglio che confezionarlo con le vostre mani utilizzando ancora una volta la tecnica del riciclo creativo. Vecchie lenzuola, abiti infeltriti, tende in disuso, scarpe e ciabatte rotte possono diventare perfetti costumi e travestimenti da fantasma, vampiro o zombie con un tocco di colore e tanta fantasia.

Utilizzare colori ad acqua naturali per colorare i vostri abiti o coloranti vegetali e creme protettive per realizzare il make up tenendo bene a mente che il perfetto pallore da vampiro è facilmente ottenibile infarinando per bene il viso!

E per un Halloween davvero ecologico non poteva mancare un ultimo suggerimento sul simbolo assoluto di questa festività: la zucca. Se avete intenzione di decorarne una, dopo averla scavata non gettate via la polpa estratta per far posto alla candela, ma utilizzatela in qualche ricetta gustosa (zuppa di zucca, arrostita con il miele, fritta con il rosmarino…).

E dopo i festeggiamenti la vostra zucca potrà essere trasformata in fioriera o simpatico porta oggetti per la camera dei vostri bimbi. Buon divertimento!

Qui potete trovare tutte le idee e qui altri suggerimenti per un Halloween eco-sostenibile


Fonte: tuttogreen.it

giovedì 18 ottobre 2012

Firefly Led, la lampadina ecosostenibile dalle prestazioni eccezionali



Non dover più cambiare la lampadina della stanza per i prossimi 40 anni e non dover più svitare, in caso si fulmini, l’intera lampadina, ma solo una piccola aletta di Led? Potrebbe sembrare fantascienza ma la lampadina delle meraviglie è già sul mercato, si chiama Firefly Led ed è prodotto da un’azienda di Austin, in Texas. Si tratta di una lampadina a LED dalle prestazioni eccezionali in termini di efficienza e durata.

Al posto di quelle a incandescenza, o anche di quelle a risparmio energetico, usando la lampadina Firefly Led si avranno tagli fino al 90% sui costi dell’elettricità per illuminare la casa.
C’è un’intera gamma di lampadine “smart Led” che possono sostituire direttamente, senza adattatori, le vecchie lampadine a bulbo sia in casa che in spazi pubblici, negozi e uffici.
La caratteristica principale di questi bulbi, sta nella possibilità di continuare a funzionare molto più a lungo dei LED tradizionali in quanto dispongono di un dissipatore di calore che ne riduce la temperatura anche del 32%, prolungandone la vita fino a 40 anni.

Tutti i modelli della gamma Firefly permettono, quando è necessario, la sola sostituzione del piccolo LED contenuto nella lampadina, riducono i costi, ma anche la quantità di materiale da smaltire o avviare a recupero.

Inoltre la lampadina consente una variazione dell’intensità luminosa attraverso i varia luce, cosa impossibile oggi con le lampadine a risparmio energetico.
Il costo dei diversi modelli parte da 35 dollari, certo non si può dire che il prezzo sia economico per una lampadina, ma l’azienda assicura che bastano pochi mesi per ammortizzare l’investimento. Per le sue caratteristiche longeve, la lampadina Fireflypotrebbe essere un ottimo investimento sia per l’illuminazione domestica che per gli ambienti commerciali.

martedì 9 ottobre 2012

Fuchsia o Fucsia

Rieccomi dopo un'assenza forzata a causa di alcuni problemi col pc...

Oggi vi parlerò di una pianta che a me personalmente piace moltissimo: la Fuchsia, meglio conosciuta come Fucsia.
 


Generalità
La Fuchsia è un arbusto a foglie caduche, con rami ricadenti e foglie verde bottiglia, con margini interi o dentellati. I fiori sono penduli e crescono solitari o riuniti in infiorescenze, sono molto particolari perchè sono formati da un calice e da una corolla che spesso hanno colori differenti.
Sono piante in genere a fioritura estiva ed il frutto è una bacca di colore rosso o nero; nelle regioni a clima mite possono essere coltivate in piena terra, mentre in zone a inverno più rigido devono essere riparate e portate all'esterno solo nella bella stagione.
Le specie conosciute nel nostro paese si mantengono di dimensioni vicine ai 25-40 cm e vengono coltivate in vasi, anche se le specie rustiche possono raggiungere i 100-150 cm; in natura si sviluppano fino a 2-3 m di altezza.

Esposizione
La Fuchsia vive bene in posizioni fresche, in mezz'ombra luminosa, al riparo dalla luce diretta del sole. Le esposizioni migliori sono a nord nei paesi caldi e a nord-est o nord-ovest nei paesi freschi.
Non tollera in caldo intenso e il vento asciutto.

Coltivazione
Durante il periodo primaverile-estivo va annaffiata regolarmente in modo che il substrato sia mantenuto umido ma ben drenato mentre durante il periodo invernale si annaffia quanto basta per non fare seccare il terriccio.
Dato che la pianta ama l'umidità, durante la stagione calda è bene nebulizzare regolarmente la chioma, la mattina presto.
Predilige i substrati acidi, torbosi, fertili, non calcarei.

Concimazione
Usate un concime liquido, per acidofile, diluito nell'acqua di irrigazione ogni due settimane durante il periodo di crescita attiva della pianta (primavera-estate) diminuendo leggermente le dosi rispetto a quanto riportato nella confezione.
E' opportuno usare un concime che oltre ad avere i macroelementi quali Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K) abbia anche i "microelementi" quali il Ferro (Fe), il Manganese (Mn), il Rame (Cu), lo Zinco (Zn), il Boro (B), il Molibdeno (Mo), tutti importanti per una corretta crescita della pianta.
Durante tutto il periodo autunno-invernale le concimazioni vanno sospese in quanto la pianta entra in riposo vegetativo per cui non sarebbe in grado di utilizzare il fertilizzante.

Malattie e altri problemi
Gli afidi attaccano fusti e foglie, stimolando la pianta a produrre sostanze zuccherine che attirano le formiche e rendono la pianta soggetta ad attacchi di muffe e fumaggini, rendendola appiccicosa e fuligginosa.
Il ragnetto rosso delle serre si insedia sulla pagina inferiore delle foglie e determina la comparsa di piccole macchie bianche o giallastre e, successivamente, la clorosi e il prematuro disseccamento delle foglie. Si diffonde in ambienti secchi e caldi; si previene mantenendo un elevato tasso di umidità ambientale.
L'aleurotide è un piccolo parassita che attacca la pagina inferiore delle foglie; le piante ingialliscono e deperiscono. Si riconosce facilmente per la “nuvola bianca” che si leva, in seguito allo scuotimento delle piante colpite.
Tutti questi problemi di combattono con i prodotti specifici.

Curiostità
Il nome del genere "Fuchsia" deriva da Leonhart Fuchs (17 Gennaio 1501 - 10 maggio 1566), un medico tedesco autore di diversi trattati di botanica.

La pianta è stata introdotta in Europa dall'America centrale alla fine del 1600, da Charles Plumier (20 aprile 1646 – 20 novembre 1704) un frate francescano francese al quale si deve anche l'importazione della begonia.

martedì 25 settembre 2012

Tagliatelle con funghi, zucchine e stracchino

Alcuni giorni fa, aprendo il frigo, mi sono ritrovata con un avanzo di tagliatelle ai funghi, zucchine grigliate e uno stracchino aperto. Dato che odio chi spreca il cibo, ho pensato di riutilizzare il tutto per una sorta di "riciclo creativo in cucina".
La mia ricetta deriva dall'esigenza di non sprecare niente, ma il piatto è interessante anche per servire un primo in modo diverso.


Ingredienti:
  • Tagliatelle farro e lenticchie (danno un buon sapore rustico al piatto)
  • Sugo ai funghi
  • Zucchine grigliate
  • Stracchino
Accessori:
  • Coppapasta con diametro di 10 cm
  • Terrina in terracotta con diametro di 12 cm (io ho riutilizzato quella della crème brûlée del Picard)
Procedimento:
  • Cuocete le tagliatelle e conditele con il sugo ai funghi
  • Tagliate le zucchine grigliate a pezzettini della dimensione di un paio di cm e amalgamateli con la pasta
  • Mettete il coppapasta dentro alla terrinetta e oliate tutto per bene
  • Tagliate le tagliatelle (sembra un gioco di parole) e schiacciatele all'interno del coppapasta in modo che si crei uno strato di un paio di cm di pasta sopra a cui metterete lo stracchino
  • Mettete il tutto in forno a 180 °C per circa 10 minuti o finchè lo stracchino non si scioglie (attenzione a non bruciarlo!)
  • Sfilate il coppapasta e guarnite con pezzi di zucchine grigliate.


La ricetta si presta bene a degli adattamenti, come il fatto di sostituire le tagliatelle "rustiche" con quelle normali e preparare un sugo di funghi e zucchine freschi.

Buon appetito!

martedì 18 settembre 2012

Biomasse dal formaggio: succede in Lombardia

Dai rifiuti degli allevamenti e dei caseifici sorgerà un impianto per produrre energia pulita. Entro la metà del 2013 il progetto entrerà in funzione a Borgorforte, nella bassa mantovana, e vedrà la partecipazione della Regione Lombardia.

Dal Pirellone arriveranno 3 milioni di euro, destinati per un’infrastruttura dall’ottimo potenziale: si stima una produzione di energia elettrica pari a circa 7 milioni e 800mila kWh all’anno, da immettere nella rete di trasmissione nazionale. I liquami zootecnici arriveranno da circa 15 aziende del territorio, e saranno trasporti su gomma, ma anche attraverso tubature interrate.

Entusuasta il commento di Marcello Raimondi, assessore regionale all’Ambiente, Energia e Reti: “Un progetto all’avanguardia, che coinvolge una delle zone agricole più produttive della Lombardia, una delle poche aree dove vengono prodotti sia il Parmigiano Reggiano sia il Grana Padano, eccellenze di un territorio che abbiamo il dovere e l’orgoglio di sostenere, anche a fronte del terremoto, di cui è stato vittima pochi mesi fa”.

Sostenere e risollevare un’area colpita dagli eventi sismici, garantire risparmi economici, nel contempo risolvere i problemidi smaltimento del comparto zootecnico.

Sono questi gli obiettivi della centrale, che sfrutterà fonti rinnovabili per produrre energia, nel contempo abbattendo del 90% le emissioni di azoto nell’aria. Decisamente una buona prospettiva.


Fonte: Tuttogreen

giovedì 13 settembre 2012

2050, tutti vegetariani per il bene dell'umanità!

Entro quarant'anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.

Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.

Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare? La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.

Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.

Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.

Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani. Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.

Fonte: Repubblica.it

martedì 11 settembre 2012

Un oceano di pastica

Eccomi qui dopo le vacanze a riprendere il blog da dove l'avevo lasciato... Oggi parleremo di rifiuti, una delle piaghe della nostra epoca!

Una brutta notizia per chi non lo sapesse: la più grande discarica del mondo è ospitata nelle sue acque degli oceani. «Un’area enorme, una gigantesca zuppa di plastica», commenta Marcus Eriksen dell’Algalita Marine Research Foundation, che sta studiando questa incredibile ammasso di rifiuti. Attualmente il gioco delle correnti oceaniche ha formato, due vortici che racchiudono altrettante discariche, tra loro collegate, formate complessivamente da 100 milioni di tonnellate di plastica. La prima si trova 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane e circonda, con il suo micidiale girotondo, le Hawaii. La seconda interessa invece la parte orientale del Pacifico e lambisce le coste giapponesi. «La Grande Massa di Rifiuti del Pacifico — spiega Charles Moore oceanografo e scopritore nel 1997 di questo gigantesco ammasso di spazzatura — sta espandendosi ad un ritmo costante. Si è formata addirittura negli anni ‘50 ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma».

Moore si trova attualmente a bordo di Arguita, un catamarano di 15 metri di lunghezza, impegnato in una campagna invernale di studi della Grande Massa di Rifiuti. Partiti il 22 gennaio da Hilo, nelle Hawaii, i biologi stanno raccogliendo campioni di plastica per capire la degradazione di alcune nuove plastiche e analizzare la densità della massa di rifiuti. Durante i mesi invernali, infatti, le correnti tendono a raggruppare la spazzatura, che raggiunge la sua massima concentrazione in primavera; in seguito il gioco delle correnti estive disperderà, in parte, i detriti galleggianti.

Precedenti studi di Moore hanno dimostrato che la concentrazione della plastica nella Grande Massa di Rifiuti è di oltre 3 milioni di frammenti per chilometro quadrato. Questi, formati principalmente da monofilamenti di plastiche e da fibre di polimeri, si estendono dalla superficie, sino a circa 10 metri di profondità; qui la loro concentrazione è poco meno della metà di quella in superficie. «La scia di spazzatura è traslucida, aggiunge l’oceanografo, e non è quindi possibile localizzarla dai satelliti. L’unico modo per studiarla è direttamente da un’imbarcazione. Questa enorme massa di rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi dieci anni, se non si adottano comportamenti più responsabili sia da parte dei consumatori, nell’utilizzo degli oggetti di plastica, che da parte di chi disperde in mare la spazzatura».
«Ho rinvenuto nelle stomaco di uccelli marini accendini, spazzolini da denti, siringhe — sottolinea Marcus Eriksen. Questa enorme massa flottante di rifiuti rappresenta però un pericolo non solo per pesci, volatili, tartarughe e mammiferi marini, ma anche per la vita dell’uomo. La plastica si degrada molto lentamente e frammenti e detriti agiscono come spugne che assorbono composti chimici micidiali per la nostra salute e per quella degli animali, come DDT e policlorobifenili. Ingeriti dagli organismi marini, entrano nella catena alimentare e da qui raggiungono l’uomo».

Secondo l’UNEP, il programma ambiente delle Nazioni Unite, ogni anno, nei mari e negli oceani della Terra, i frammenti di plastica causano la morte di più di un milione di uccelli e di più di 100.000 mammiferi. La plastica costituisce il 90% di tutta la spazzatura che galleggia sulle superfici marine; secondo l’UNEP ogni miglio quadrato di oceano (corrispondente a 2,59 chilometri quadrati), contiene 46.000 pezzi di plastica galleggiante.

venerdì 20 luglio 2012

Vivere in cinque con 5 euro al giorno?!

È possibile! Ci è riuscita Stefania Rossini, 37 anni, tre figli e un marito operaio.
La giovane blogger, un esempio di vita, ha fatto di necessità virtù. Il suo racconto, tra difficoltà e creatività, è diventato anche un libro di buoni consigli e di ritorno a origini e valori dimenticati.
Vivere in 5 con 5 euro al giorno. Per risparmiare in tempo di crisi ma, soprattutto, per adottare uno stile di vita sano, attento all’ambiente e alla salute.

Stefania Rossini, 37enne, sposata e mamma di tre bambini, dimostra che è possibile. Il suo segreto? Fare di necessità virtù. E la sua filosofia è diventata il titolo di un libro: “Vivere in 5 con 5 euro al giorno”, appunto, edizioni L’Età dell’Acquario.
Originaria della provincia di Cremona, fino a due anni fa era impiegata part-time in un supermercato, ma ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. A quel punto, pagare il mutuo della casa (a Pontevico, vicino Brescia) e andare avanti con il solo stipendio del marito, un operaio metalmeccanico, sembrava un’impresa titanica. Lei però non si è abbattuta, anzi: ha deciso di ridurre le spese mettendo in tavola il cibo coltivato nell’orto e realizzando da sola un sacco di prodotti e accessori, dai saponi ai detergenti per la casa, dai vestiti alle borse agli orecchini. “Una riscoperta del saper fare”, spiega Stefania, che si ispira alla vita dei nostri nonni e bisnonni. “Non si tratta di mero risparmio – aggiunge, mentre con una mano regge il telefono e con l’altra prepara la merenda per i suoi piccoli di 10, 5 e 3 anni – ma di un vero e proprio stile di vita, un fatto etico e sociale”. I 5 euro non sono mai stati un obiettivo da raggiungere ma un risultato arrivato naturalmente, vivendo senza sprechi. E una precisazione è d’obbligo, per zittire gli scettici: la cifra non comprende il mutuo, la benzina e le bollette.

“Sono partita da zero, aprendo un blog (http://natural-mente-stefy.blogspot.it/) lo scorso agosto per raccogliere tutti i consigli, le ricette e le procedure per realizzare saponi e non solo. In tanti mi chiedevano come fare e ho deciso di condividere tutto in rete”, continua. È stato il primo passo. La cosa più difficile? “Fare il sapone. Ma basta solo un po’ di esperienza e di accortezza, perché bisogna maneggiare la soda caustica”.
Sul sito si trovano consigli per creare eco-cosmetici, riciclare gli oggetti, realizzare vestiti a mano, bigiotteria, detersivi per piatti, colla ecologica, deodoranti, gelato senza gelatiera, talco, tappeti e tanto altro. “Abbiamo anche riscoperto il baratto e la condivisione con altre famiglie”, aggiunge Stefania. E alle giovani coppie, che oggi rimandano il matrimonio per problemi di soldi, offre la sua saggezza: “Basta volersi bene. L’importante è valorizzare il cuore e non la merce. Mi piange il cuore quando dei giovani rinunciano a stare insieme perché vittime del circolo vizioso di questa economia”, che mette al centro il consumismo. “Noi abbiamo tutto. In primis la salute e l’amore, che non si possono comprare”, sottolinea la donna. Soprattutto, non bisogna avere paura perché “una volta sperimentato questo nuovo mondo, la mente si apre ad un punto tale che nulla poi risulta strano”.
Parola di Stefania.

Fonte: http://www.ilvostro.it/sociale

sabato 14 luglio 2012

Eco Bath System: come risparmiare fino al 50% di acqua in bagno

Parliamo ancora di risparmio idrico... L'invenzione di oggi è di Jang Wooseok, giovane designer coreano, che ha creato un sistema di recupero dell’acqua a mio parere geniale.
Lavandosi le mani si contribuisce alla pulizia del water, così l'Eco Bath concept usa il 50% di acqua riciclata e il 50% di acqua pulita.
Nelle seguenti foto potete vedere un po' come funziona. Facile, no?!






Articolo originale: Eco Bath System

mercoledì 4 luglio 2012

L'uomo è più pericoloso degli squali. Ecco come abbiamo inquinato il mediterraneo.

In ogni parte del mondo, 8 milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono il mare ogni giorno.
Buste e bottiglie di plastica, batterie, lattine, tappi, fogli d’alluminio e molto altro. Tutta spazzatura generata dall’attività dell’uomo.
Questa immondizia non riciclabile viene sistematicamente gettata negli scarichi del bagno, nelle strade, nei canali di scarico, sulla spiaggia e in mare, trasformandosi in un terribile distruttore della vita marina.
Ma tu per primo puoi fare qualcosa per fermare tutto questo. I rifiuti incontrollati sono una minaccia per i mari.

Ecco una bellissima infografica, realizzata dall’agenzia pubblicitaria smallbcn.com per l’Agencia Catalana de l’Aigua, che riassume le dimensioni del disastro in corso e ci spinge a cambiare la rotta, a partire dalle nostre piccole abitudini quotidiane.

(cliccate sull'immagine per vederla ingrandita)


Fonte: Marrai a Fura – sostenibilità e partecipazione

venerdì 29 giugno 2012

Scrub per il corpo fai da te


Prima della tintarella, si sa, è bene eliminare le cellule morte per avere un'abbronzatura bella e uniforme. Per questo oggi volevo proporvi uno scrub facile facile che potete fare in casa.
Gli ingredienti sono: 100 g di sale fino e 2 cucchiai di olio di mandorla (o olio d'oliva o qualsiasi altro olio essenziale a vostro piacimento). Mescolate il tutto in un contenitore e... voilà! Zero spesa, ottima resa!
Sotto la doccia inumidite leggermente la pelle e sfregate per bene lo scrub su tutto il corpo... noterete subito la vostra pelle più liscia e morbida. Risparmierete un sacco di tempo sulla crema post-doccia perchè l'olio di mandorle ha ottime proprietà idratanti ed elasticizzanti ed è fantastico anche per combattere le smagliature.

giovedì 21 giugno 2012

Il ciotolo che aiuta a risparmiare acqua



Si chiama Waterpebble e ricorda nelle dimensioni e nella forma un piccolo sasso, si installa facilmente vicino al sifone di scarico della doccia o della vasca ed è dotato di micro led che si colorano gradualmente come un semaforo, passando dal verde al rosso. Il meccanismo di funzionamento dell’apparecchio consente di ridurre mediamente di sei minuti l’utilizzo della doccia risparmiando, oltre all’acqua, anche l’energia necessaria a riscaldarla.

Il dispositivo, progettato dal designer industriale Paul Priestman, è basato sul calcolo della quantità di acqua che cade attraverso il foro della vasca o del vano doccia. Se questa supera ‘la dose’ consigliata, i led del dispositivo si illuminano e lampeggiano fino a quando non interrompiamo il flusso di acqua corrente e usciamo dalla doccia.

Semplice ma geniale!

Qui trovate il sito internet con tutte le informazioni: http://www.waterpebble.com/

giovedì 14 giugno 2012

Probabile collasso della Terra imminente e irreversibile

(Focus) Il tempo adesso è davvero poco: o smettiamo di maltrattare il nostro pianeta o questo si ribellerà, con conseguenze che potrebbero essere catastrofiche. E' la sintesi di uno studio pubblicato su Nature da Anthony Barnosky, un biologo dell' Università della California.

Secondo Barnosky la Terra è vicino al punto di non ritorno e si sta preparando ad affrontare i cambiamenti più drammatici e radicali da 12.000 anni a questa parte, da quando cioè i ghiacci hanno inziato a ritirarsi alla fine dell'ultima glaciazione.
Secondo Barnosky e i suoi colleghi il problema è causato dall'eccesiva pressione alla quale stiamo sottoponendo il pianeta: a un certo punto, impossibile da prevedere, qualcosa si rompe scatenando una serie di reazioni a catena i cui effetti devastanti si amplificano un passaggio dopo l'altro.

L'esempio più eclatante di queste trasformazioni è il quasi totale azzeramento delle superfici ghiacciate: poco meno di 3000 anni fa la Terra era coperta per il 30% da una coltre di nevi perenni. Oggi queste sono quasi del tutto scomparse.
E il maggior numero di estinzioni nella storia del pianeta si è consumato negli ultimi 1600 anni. Tutta colpa dell'uomo? Secondo Barnosky, sì. La razza umana ha causato, ed è tutt'ora la causa, di mutamenti climatici e ambientali rapidissimi: la CO2 nell'atmosera è aumentata del 35% negli ultimi 250 anni, le superfici coltivate o cementificate sono ormai il 43% del totale delle terre emerse e la popolazione ha sfondato il tetto dei 7 miliardi di individui.
Negli ultimi 200 anni insomma, abbiamo sottoposto la Terra a uno stress molto più elevato di quello che ha scatenato gli ultimi grandi cataclismi.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze di tutto questo? Difficile dirlo. I ricercatori ipotizzano estizioni di massa, radicali cambiamenti nelle specie che sopravviveranno per adattarsi alle nuove condizioni e massicce migrazioni. Insomma, uno scenario da "alba del giorno dopo".

Fino ad oggi tutti gli appelli all'adozione di uno stile di vita a minor impatto ambientale sono rimasti inascoltati: secondo gli scienziati entro il 2025 circa il 50% delle terre emerse sarà colonizzato in qualche forma dall'uomo e per il 2050 la popolazione avrà raggiunto i 9 miliardi di individui.

"Vorrei che tra 50 o 100 anni il mondo fosse ancora come oggi, se non un po' migliore" spiega lo scienziato ai media. "Siamo a un crocevia, e se non cambiamo qualcosa, adesso, lasceremo un pessimo futuro alle prossime generazioni"